“Nonostante la regola”. Storia di due giorni di polemiche sul nulla

di Massimo Zampini |

Il fatto è che riuscite sempre a sorprendermi. Dopo un inizio di campionato in cui – premesso che farei volentieri a meno della conta dei casi da moviola – il vero episodio clamoroso riguarda un rigore inventato e decisivo a Firenze per una delle principali rivali della Juve, finalmente ci siamo: come da tradizione, con i bianconeri di mezzo il VAR e la moviola tornano sugli scudi e si torna a parlare di regole da cambiare, di interpretazione, di calcio da rivedere. Con uno step ulteriore di questi ultimi anni: le polemiche infernali su una decisione corretta dell’arbitro. E non importa, ovviamente, se la partita è cominciata con un errore ai danni della Juve, quello non conta nelle moviole di casa nostra, la regola la conosciamo: c’è un perenne clima da primo processo biscardiano, ma solo se i presunti errori sono da una parte, altrimenti non rilevano.

E non si parla dei famigerati social con i loro utenti anonimi, sia chiaro, ma di giornalisti importanti e delle principali testate italiane.

Il livello è questo, non possiamo che prenderne atto ancora una volta.

Premessa metodologica per il nostro elenco: lasciamo perdere alcune realtà locali, non serve rifornirsi in quei giacimenti sempre floridi di perle. Restiamo al nazionale.

Così, c’è il vicedirettore di Raisport che non aspetta neanche la fine di Juventus-Bologna per twittare sul “possibile rigore negato” e parlare di sfortuna degli ospiti che avrebbero meritato il pareggio, con riferimento a una partita che sarebbe dovuta finire 5-1 per i bianconeri.

 

C’è il giornale sportivo che di sportivo ha troppo poco, titola sul “Giallo del braccio”, chiede di farsi spiegare le regole (loro, quelli del giornale sportivo) e il giorno dopo fa un editoriale che farebbe impallidire Lombroso sul sorrisetto sardonico” di de Ligt, chiara ammissione di colpevolezza. Di sportivo c’è ben poco, si alimentano veleni su un non fallo, ma qualche copia si venderà, va bene così.

C’è l’altro giornale sportivo che parla subito di polemiche da parte del Bologna. Assolutamente inesistenti, in realtà, ma la realtà non conta più e serve trovare un modo per aprire le polemiche dando l’impressione che lo abbia fatto qualcun altro. E invece no, anche stavolta le avete aperte voi.

C’è, due giorni dopo, il più noto editorialista sportivo italiano, sul più noto giornale italiano, che afferma che dell’episodio si è parlato “troppo poco” e che il rigore dato per fallo di mano di Conti (totalmente diverso) conferma che lo fosse anche quello di de Ligt, “nonostante la regola”. Nonostante la regola, scrive proprio così, in fondo la verità è un concetto sorpassato e quindi fa bene anche lui.

C’è poi il resto, da alcune realtà locali che vivono di odio per la Juve fino al giornalista meno noto che cerca di diventarlo mostrandosi controcorrente, se la prende con i colleghi per la “disinformatija” e mentre lo fa, già che c’è, diffonde la fake news del mancato tocco di de Ligt con il piede prima della mano. Tanto vale tutto, qualche like arriverà.

Intorno, come sempre da qualche decennio a questa parte, il calcio sparisce, la bella Juve di Sarri e il fiero Bologna di Mihajlovic non contano più, le tante occasioni sprecate e i troppi rischi finali non interessano, le giocate di Pjanic, Ronaldo e Higuain spariscono come sempre.

Però mi raccomando, la colpa è dei social cattivi; chi ha un tesserino, per definizione, non ha alcuna responsabilità. Quando invece dovrebbero essere loro, i giornalisti senza veleni, a distinguersi dall’elenco (solo esemplificativo) appena fatto. Invece no, via con la difesa corporativa, non comprendendo che difendere tutti aprioristicamente, senza distinzioni, è storicamente la premessa per le (sempre sbagliate) critiche indiscriminate a una categoria. E’ tempo di prendere le distanze, tesserino o meno, da chi avvelena questo sport.

E non lo dico nel mio interesse, sia chiaro, ma per tutti i giovani appassionati che amano il calcio, vedono Juve-Bologna, bella ed emozionante fino all’ultimo secondo, vorrebbero discuterne con il loro amico tifoso della squadra rivale e il giorno dopo trovano titoli, tweet e articoli del genere, con il calcio sparito e gli psicodrammi arbitrali a tutta pagina, con i presunti sorrisi sardonici di de Ligt che valgono più delle regole, con l’invito implicito a rinfacciarsi reciprocamente le sviste arbitrali (anche quando sviste non sono), dimenticando le giocate di Ronaldo e Buffon.

E’ loro, che colpite, mica noi altri che, credetemi, siamo davvero i meno danneggiati di tutti. Perché al più possiamo indignarci per un titolo e sbalordirci per i rigori contro la Juve da dare indipendentemente dal regolamento, ma veniamo da otto scudetti consecutivi, ci godiamo questi anni incredibili con maggior gusto grazie a voi e alle brutte, se proprio ci costringerete, vi dedicheremo semplicemente un altro libro, quello definitivo, di cui ci avete già consegnato il titolo: “Nonostante la regola”. Perché racconta tutto perfettamente, molto meglio di come potremmo fare noi.