La nona di Allegri

di Vincenzo Ricchiuti |

Il migliore in campo è stato Dybala. Gara perfetta. Ghirigori soliti ma finalizzati. La cura ha funzionato, il ragazzo fa salire la squadra. E’ leader. Fa il regista dell’ensemble, non spreca nulla, si batte perché niente vada sprecato. Oramai è una garanzia in questo, passata la fase Roma dove faceva il pulcino Pio in mezzo ai giganti o quella Napoli, evanescenza e braccino. Oggi il piccoletto ha messo i gradi da solo, è evoluto. Da piccola folkloristica canaglia sta diventando figlio di e piccolo padre della manovra. Allegri non si affida che a lui, come un tempo faceva con Tevez. Gli esterni a Genova come in altre circostanze sono pedine da usare in modo empirico, non dogmi da applicare univocamente pena la condanna sociale. Cosa fa la Samp di Montella, chi ha visto il derby di Genova lo sa. Si lascia attaccare l’esterno con pazienza napoletana, poi riparte a scalare usando Cassano fionda per i velocisti. Il Genoa ci ha perduto la gara, la perderebbero anche i conformisti dell’esterno libero e bello, Allegri no. Lui non la perde perché la prepara in modo vincente e dunque inconfondibilmente disapprovabile. La tipica Juve non da salotto, non da mostrare agli amici, che non andrà mai come esame o esaminando all’Università schiera due terzini antichi sulle fasce per uso diagonali sui movimenti a salire dei podisti doriani. Devono stare nei paraggi e coprire la posizione. Occupare letteralmente la casella per non farla trovare libera. Al centro Allegri mette due uomini di cervello. Potrebbe schierare due brevilinei modellati fisicamente su Cassano, Sturaro e in particolar modo Padoin. Io farei così. Sbaglierei. Probabilmente nella ressa e rissa che ne deriverebbe una gara preparata ad anticipare il fazzoletto di Bari, in uno stadio catino minchioni come a Cile ’62, ne usciremmo noi in 9 e Cassano meglio di prima. Allora Allegri che ne sa una più di me impiega due lentoni che usino il senso tattico più che il polpaccio. Il baricentro farà da filtro, unendo e salendo difesa e centrocampo come un sol uomo. Pogba e Dybala saranno gli estri, il pressing l’idea, Morata che si arrangi. Prima o poi nelle sliding doors in cui ha trasformato i suoi movimenti imbroccherà quella che ci vedrà felici e contenti. Al momento continua nella direzione rospo e sembra una versione gregaria di Altobelli.  Pronti via, è una bella Juve autoritaria, che insidia alta, che gioca stretta perché larga sia la via. I doriani non fanno nulla, li abbiamo sterilizzati come uteri in Cina. I nostri frombolieri confezionano con calma un punto figlio si del talento ma anche della libertà mentale che al talento di Pogba ha dato sapere che si, può giocarsela in proprio. Che no, non c’è nessun terzino in salita da piattonare, nessun movimento d’aula anziché ali da omaggiare. Il secondo tempo, si fa noi uno scalare a tre con tre tocchi di prima e il cervello del tiratore a piazzarla di mente sgombra anziché concludere a 3000 l’ora per mantenere il chilometraggio da stats. La Juve è l’uomo che si ferma prima della macchina, è il Mick Jagger venuto a far soldi e boccacce agli Shadows, è la lingua fuori del suo allenatore alle melodie corali e robotiche imposte da ex stopper disoccupati e tv a pagamento in nome del popolo e dell’Nba. Succede poi che dopo il goal fallito e il goal subito subentri la paura. Marassi è campo difficile, averci vinto due volte il Gran Premio della montagna dovrebbe valere. Niente, la squadra si abbassa e difesa e centrocampo si appiattiscono. La Samp dormiente è bella carica e può finalmente esprimersi al massimo come tutti i perdenti, ossia quando la partita è persa. Allegri la vince mandando Cuadrado a fare tutti gli alleggerimenti. La nostra destra viene griffata dal colombiano cui la panca fa molto ma molto bene. Il quale si esibisce in un partitone da terzino tappabuchi ala di non si sa più cosa visto che davanti non c’è più molto tranne Dybala perfetto nel guadagnare tempo, cartellini e yards. L’ingresso di Zaza non serve, il Ciccio Graziani de no antri preferisce non immischiarsi. Il finale in apnea serve solo a esaltare le mie capacità respiratorie, Chiellini in versione Ma io lo amo, e Montella che ne uscirà con un sorriso larger than life per aver giocato bene 30 minuti 30 a fronte di zero punti tiè. Contento lui, se questa è vita. A fine gara Allegri che da seduttore di donne conosce bene il pollaio risponde al gossip proclamando promosso Hernanes e meritevole di una nuova e luminosa carriera di centromediano. Il fatto principale, le nove vittorie-il double a Marassi non cotica-aver scavalcato Sousa e insidiato pesantemente Sarri comportandosi coi nuovi idoli dell’arte vera né più né meno come i vecchi e senza esterni talebani, passa inosservato. Dal parrucchiere la ciacola è tutta sulla presenza funesta del Profeta reo di lentezza, portafogli gonfio, non essere Pirlo, non essere Marchisio, non essere Vidal, non essere un regista, non essere nero forse che pure ci starebbe, non essere almeno tedesco come Khedira, non tirare, non ispirare, respirare ed essere sostanzialmente ancora vivo. Proprio il peccato originale della Juve di Allegri: essere ancora viva, essere ancora lei. Hernanes non è un regista, non è addetto lui all’impostazione come non lo è Khedira, alla Juve comandano Bonucci e Chiellini dai tempi di Conte. A Hernanes servirebbero Ledesma e Brocchi, non Pogba e Khedira che giocano per conto loro espatriando appena possono nell’altra metà campo. Hernanes potendo giocherebbe sempre di prima per lo scarico, se la trattiene è perché sta lì per quello: tener palla, rallentare, è il sor Rallenta che è la nuova strega del progresso. Stoppa e porta la croce. Volendo potrebbe anche fare svolazzi, che pare una scemenza ma qualche voto in più li danno: se li facesse vedrebbe il voto che conta, quello del mister. Si spinge poco perché ci pensano già gli altri, lui è pendolo non chef. È il richiamo all’umiltà di una squadra di fenomeni, è il Gavte la nata di quando contava ciò che conta e non il racconto, di quando servivano i calciatori e non la perfezione, di quando vincere era l’unica cosa di cui si parlasse. Ma quando gioca, sia chiaro. Il Profeta non gioca mai ma se ne parla sempre. E’ l’unica riserva al mondo con più haters dei titolari. A Genova ha fatto il compitino, non da 10 né da 4 come vorrebbero i partecipanti alla guerra di religione in suo nome. Sei e mezzo è la valutazione giusta, generale, media. Persino Beccantini che ne aveva fatto strame l’ha assolto. Non è 4 per chi dà a Cesare quel che è di Cesare e ad Hernanes non ciò che voleva da Pirlo. Non è 10 perché è impossibile. Ha i piedi legati, i compagni da Rugani dietro a Dybala davanti non gli passano la palla. In queste condizioni meglio obbedir tacendo. Il Profeta ha un ristorante dove al momento conta solo pagare il conto.

Tanto i casini ieri li ha fatti Evra che permetteva non strangolando la sponda a Cassano sulla nostra sinistra ciò che Allegri aveva voluto scongiurare dall’inizio. Ma al momento non se n’è accorto nessuno, per Evra ci sarà tempo per una ripassata di parrucchieri. Se non è Hernanes è Evra pur di non confrontarsi, stavolta senza l’ausilio della cavalleria dei non risultati, con il colpevole numero uno, Allegri. La sua è una Juve separata in casa con l’intellighenzia, è una stagione tipo Shreck e Fiona. Orchi di turno di volta in volta e gente che vorrebbe risolvere con le pozioni. Il calcio è diventato palati non da ristoranti alla memoria ma le posate giuste come Hernanes. Bensì da scienza pura. Ho un rimedio scientifico anch’io da proporre per risolvere l’empasse. Ci sono scienziati che guardano i mostri ? Allegri, schiera due bionde.