Non sparate sul Pianista (com'è andata davvero per Miralem Pjanic)

di Luca Momblano |

Quintali sulle spalle del Pianista, il soprannome che più mi piace di Mire Pjanic. Tecnico, affusolato, con quel visino dolce che nasconde estri artistici di enorme suggestione. E adesso anche ingobbito sullo spartito che sarà, il concerto più difficile della sua carriera nata in Lussemburgo, trascorsa per Metz e avvalorata dai primi veri passi internazionali avuti allenandosi a Lione in compagnia di Juninho Pernambucano. Quintali che sanciranno definitivamente il grado di talento di questo calciatore chiacchierato da sempre, chiamato sempre a bruciare le tappe fin da quando toccò allenarsi con i “grandi” all’età di 14 anni. La Roma ha affondato la pala: “Pjanic ci ha scritto, unilateralmente” (come nelle sue facoltà). La Juventus, attraverso Marotta, ci ha messo il carico: “Ha fatto tutto Pjanic, nessuna trattativa con i giallorossi”. Certo, la facciata conta più della sostanza in questo mondo, Pjanic si becca le scorie delle necessità comunicative. Perché, ovviamente, potete ben immaginare che Juventus e Roma nel ruolo delle finte tonte non ci calzano a pennello.

Ma com’è andata veramente?

Gli ultimi giorni sono i meno interessanti. A parte il blitz dalle vacanze spagnole dello stesso calciatore bosniaco (che qualcosa di suo doveva metterci eccome, da qui l’applauso perché ci va comunque personalità, quella che allo Stadium abbiamo raramente visto), direi che l’unica nota che merita menzione è l’esistenza di un accordo depositato (e non quindi esclusivamente privato, aggiuntivo, separato dalle carte federali) che effettivamente dava facoltà al nostro di liberarsi a una cifra prestabilita. Sulla quale, per di più, Pjanic deteneva una discreta cresta (assolutamente legittima). Quel passo, ovvero la rinuncia alla sua fetta tutto e subito, è stata la chiave decisiva. Quella che ha permesso alla Juventus di accelerare perché l’operazione, fattibile solo con pagamento in unica soluzione, iniziava ad assumere tratti finanziari logici e sostenibili.
Ecco, già il fatto che la Juventus pare non verserà l’intero ammontare alla Roma (che sarebbe stata poi immediatamente costretta a girare il 20% a Pjanic come da accordo alla luce del sole) dimostra il contrario della posizione scelta dai due club. Che poi il problema è solo ed esclusivamente della Roma, siamo tutti d’accordo. L’impressione è però che Marotta (visti gli ottimi rapporti con la proprietà e con lo stesso Sabatini) abbia poi deciso, probabilmente a tavolino, di assecondare la linea strategico/comunicativa dei giallorossi. Poco male. Quel che conta è l’obiettivo e non farsi più nemici di quelli che già ci sono.
Insomma, la Roma, una volta finita nell’imbuto, aveva bisogno di una consolatoria scappatoia. Avevano probabilmente sottovalutato quella clausola, il valore esplosivo che conteneva, e dimenticavano che Pjanic (nonostante 5 anni, un vero ciclo, di romanità) non sia un autoctono cresciuto a pane e ribrezzo nei confronti della società più in vista (mondiale) d’Italia. Da quelle parti avevano anche sottovalutato la portata di quella telefonata di 12 mesi fa, quando Allegri fece il suo nome (Pjanic, appunto) e il club un altro (Hamsik, come svelato a calciomercato chiuso). L’uno o l’altro. Poi Allegri si è riconfermato, ha preso piede e credibilità, propone un progetto tecnico chiaro e delineato. La prima scelta diventa solo il bosniaco. Quella clausola è del 2013 e Marotta i cassetti della Figc credo li conosca meglio di quelli di casa dove si tengono i calzini divisi per colore. Scatta dunque l’ora, visto che Miralem disse tendenzialmente sì già un anno fa.
A Roma escono dal torpore. Capiscono che c’è poco da scherzare o, peggio ancora, da impettirsi. Ovviamente è tardi. Fanno finta di non accettare trattative e fanno chiedere di Rugani e Zaza, più il primo che il secondo. Credo Marotta abbia reagito con il ghigno “malefico” che abbiamo nel tempo imparato ad apprezzare. Il manico è di qua, la lama è puntata, Pjanic si dimostra un coerente. Un coraggioso. Uno sa che dove vuol provare ad arrivare. E, da buon pianista, si getta in pasto alla platea. Dell’opionione della critica, mi pare evidente, gliene importa molto di meno.
Dobrodošli ponovo.