Non si insegna agli uccelli a volare (ovvero: vincere è un'abitudine)

di Juventibus |

“Non si insegna agli uccelli a volare”. Così Allegri ha risposto alle continue provocazioni sul presunto brutto gioco della Juventus. Non è mai stato uno che le manda a dire il buon Max, ieri particolarmente pungente nelle repliche alle esasperanti frecciate dei commentatori italiani. Difficile dare torto all’allenatore bianconero, che da settimane e settimane, nonstante le vittorie, è costretto ad ascoltare sempre e solo critiche nei confronti della sua squadra. Un fondo di verità però c’è. La Juve sicuramente non esprime il più bel calcio d’Italia, con Napoli e Roma forse un pelo più godibili, ma di sicuro esprime il più cinico e concreto. La Juve ormai ha imparato a vincere. Winning is a habit, diceva Vince Lombardi, storico allenatore di football americano a cui è intitolato il trofeo del Supebowl. E la Juve quest’abitudine ce l’ha, e pare proprio che non voglia perderla. Ha portato a casa tre punti su un campo ostico e difficile come quello di Verona, in cui molte big spesso e volentieri perdono punti preziosi. Gongola Allegri, con l’aria sorniona di chi ha i risultati e i numeri dalla sua parte, alla faccia di classifiche algoritmiche e di teorie che bollano il calcio come scienza esatta. Il calcio è un’arte, ha dichiarato, altrimenti saremmo tutti uguali. Difficile dargli torto, soprattutto pensando a quante partite vengono risolte da colpi che paiono veramente pennellate d’artista, come la punizione di Pjanic di ieri. Gode Allegri, fregandosene di tutte le polemiche, bollando come noiose le provocazioni e spegnendo sul nascere le maldicenze che vogliono un Higuain scontento e isolato nello spogliatoio. Maldicenze alimentate dall’atteggiamento del Pipita alla sostituzione di ieri, con l’attaccante bianconero apparso arrabbiato e irritato. Per chi non lo conosce verrebbe da pensar male. Chi lo conosce invece sa che Higuain vive male il non segnare, da grande e affamato attaccante qual’è soffre fisicamente l’astinenza dal gol, lo cerca con tutta la rabbia possibile e se non lo trova da qualche parte quella stessa rabbia dovrà pur uscire. Allegri, magistralmente, lo consola e lo difende a spada tratta, esponendosi, perchè così bisogna fare. Bisogna far capire a tutti che è finito il periodo dei giornalisti da due soldi e delle loro subdole insinuazioni. Bisogna far capire che la Juve è solida e compatta, che non è più disposta ad accettare che vengano montati casi e operette da Bar Sport, che non è più disposta ad accettare illazioni nate dalla frustrazione. La Juve è forte, in campo e fuori, lo sta dimostrando partita dopo partita. Per il bel gioco c’è tempo, contando che le squadre di Allegri entrano sempre in forma tardi. Per ora contano i risultati, unica verità in un mondo di grandi predicatori.

di Bernardo Ferrazzi