“Non è con le parole che devo rispondere”

“Non è con le parole che devo rispondere” ha detto Leo Bonucci a un tifoso che lo apostrofava fuori dal J Medical. Non credo esista dichiarazione migliore, per tornare nelle grazie dei tifosi.

Un’estate fa, la storia di noi due… Serve ricorrere alle canzoni per ripercorrere questo anno incredibile: lui che arriva a Milano con un sorriso che oggi gli rivediamo, ma che raramente ha esibito dopo, durante la stagione scorsa; l’estate 2017 dei fuochi d’artificio rossoneri, delle troppo interviste, del “Club in cui militavo lo scorso anno”, dell’ormai vituperato spostamento degli equilibri.

Ma poi lo abbiamo visto subito in difficoltà sul campo, Leo: troppo spesso ultimo uomo, scherzato dagli attaccanti avversari; una prima parte di stagione disastrosa, in cui la sua involuzione era da non credersi; sfido chiunque a non esser stato dispiaciuto di questo.

In novembre la disfatta con la nazionale e Buffon in lacrime lo chiama “il mio Leo”; si capisce da lì che non poteva essere finita, anche se adesso anche Gigi è lontano (e però ha già alzato un trofeo, tanto per gradire).

Juventibus si era fatta promotrice di un appello a non fischiare il “mio Leo” per la sua venuta allo Stadium; fui io, al mio primo pezzo, a firmarlo: un appello caduto nel vuoto, per una partita indimenticabile da puro romanzo del calcio, perché Bonucci segnò, elevandosi fra Barzagli e Chiellini, in una incredibile riunificazione della BBC; ma ormai, direi, sarà il suo unico e ultimo gol allo Stadium con una maglia diversa da quella bianconera.

Il resto è storia recente e “Non è con le parole che devo rispondere” chiude – deve chiudere – le polemiche (già troppe!); Leo è tornato da noi, e ci vuole dire che è tornato con l’idea di mostrare sul campo ciò che vale; non vuole parlare di altro e tramite altro.

Esiste premessa migliore di questa? Secondo me no: caro Leo, non avrai più dubbi sotto quale tifoseria andare a fare la tua esultanza, la prossima volta: la nostra.