Non è una Juventus per vecchi

di Juventibus |

rugani

Occuparsi di oggi con uno sguardo sempre proiettato al futuro: perché è inutile fare tripletta se poi, per i prossimi 6 o 7 anni almeno, quella stessa tripletta sarà l’unico avvenimento di cui si potrà parlare.

Le parole chiave sono coraggio e lungimiranza, qualità che in passato a Torino, a differenza di altre piazze, si è più volte dimostrato di possedere. Perché anche rivincere (e rivincere ancora) è, evidentemente, l’unica cosa che conta.

Che quella in corso sarebbe stata una stagione cruciale sotto molti aspetti lo si poteva intuire già due estati fa, con gli arrivi di Dani Alves (accordo fino al 2018) e del non giovanissimo Higuain e la già nota scadenza al 2018 dei contratti con Buffon, Chiellini, Barzagli e Lichtsteiner. Il progetto era biennale e, stando ai piani, a giugno si chiuderà l’ennesimo mini – ciclo della Juventus targata Andrea Agnelli, con l’addio sicuro di Buffon (salvo che…meglio non scriverlo…) e probabile di Lichtsteiner e Barzagli – anche se per quest’ultimo si sta paventando la possibilità del prolungamento –, che faranno seguito a quelli dei mesi scorsi di Bonucci, Dani Alves ed Evra (gennaio scorso). Insomma, salvo sorprese, della vecchia guardia resteranno solo Chiellini e Marchisio, per una Juventus che si troverà praticamente svuotata dei propri leader, tecnici e carismatici.

 

Quella dei prossimi mesi sarà dunque l’ennesima sfida che affronteranno i dirigenti bianconeri, che si ritroveranno a dover gestire un consistente cambio generazionale (soprattutto nella zona arretrata del campo), tentando di mantenere inalterata la competitività della squadra. Il tema è ricorrente in situazioni di questo genere: da un lato ci si interroga sull’opportunità di rinunciare a quasi tutti i senatori nell’arco di appena 12 mesi anziché sperimentare un inserimento più graduale delle nuove leve; dall’altro c’è chi ritiene che si dovrebbe sempre puntare sui giovani anche forzando il cambio generazionale.

 

Una analisi di questo tipo dovrebbe però partire sempre da un postulato irrinunciabile: la Juventus è una società che punta sempre a vincere tutto e, per primeggiare, i giovani, seppur talentuosi, non bastano. L’esperienza è un elemento fondamentale sia sul piano tecnico che su quello psicologico. Ed è per questo che a Torino, anche in passato, i senatori sono sempre stati elementi imprescindibili. C’è però un dato che salta subito agli occhi: la rosa della Juventus è tra quelle con l’età media più alta sia dell’intera serie A che della Champions League. Se, da un lato, è chiaro che i 40 anni di Buffon influenzino molto il calcolo, dall’altro non è negabile che, almeno nei titolari, i bianconeri abbiano molte pedine a cavallo dei 30 anni, con i soli Alex Sandro, Dybala, e Pjanic al di sotto. Ed infatti, a prescindere dalle ragioni che ne sono alla base, i vari Bernardeschi, Douglas Costa, Rugani, Sturaro, faticano a trovare un posto in squadra. La nota più lieta in tal senso è quella di Bentancur che appena arrivato dal Boca Juniors ha esordito in Champions League al Camp Nou di Barcellona, favorito anche dalle numerose assenze nel reparto centrale.

 

Se è vero quindi che per vincere non ci si può affidare ai soli giovani, è altrettanto vero che a Torino c’è stata eccessiva prudenza nel loro inserimento. Prendiamo il caso, esplicativo, di Barzagli, certamente il miglior difensore italiano del post Nesta/Cannavaro, ma anche un classe ’81 (nel prossimo maggio compirà 37 anni) le cui prestazioni nell’ultimo anno hanno visto un’oggettiva e fisiologica flessione. L’interruzione del rapporto sembrerebbe nella natura delle cose (chi scrive vuole bene a Barzagli, come a Buffon, quasi quanto ne vuole a mamma ed a papà) ma proprio nei giorni scorsi un noto quotidiano sportivo ha svelato che oltre, a quello di Chiellini, la Juventus prolungherà anche il contratto dell’ex centrale del Palermo. Scelta discutibile, alla luce sia del rendimento del giocatore, che del prossimo arrivo di Caldara, preso con un anno e mezzo di anticipo e lasciato a Bergamo proprio per maturare e farsi le ossa in vista dell’arrivo a Torino. Senza dimenticare che nella Juventus c’è già Rugani che, arrivato alla terza stagione in bianconero, ancora fatica a trovare spazio in Champions League, situazione simile a quella vissuta fino al gennaio scorso da Alex Sandro, che in coppa non giocava praticamente mai a beneficio di Evra.
Ora, è evidente che i risultati siano per ora indiscutibilmente dalla parte sia del management che della guida tecnica; pare però altrettanto chiaro che qualche difficoltà, anche sul piano ideologico, ci sia.

 

Sentire Marotta parlare di Bernardeschi come di un giovane fa storcere il naso, se si pensa che l’ex Fiorentina tra tre mesi compirà 24 anni (!). A 24 anni un calciatore dovrebbe essere quasi pronto. Va bene quindi mantenere lo zoccolo duro, affidarsi ad esso affinché dia l’esempio e spieghi ai nuovi cosa sia la Juventus, ma non si può e non si deve restare ancorati al passato ed a figure che poco ancora possono dare sul campo. Ed allora si dovrebbe avere il coraggio di cambiare realmente pagina, salutando effettivamente e rendendo il massimo degli omaggi a Buffon, Barzagli e Lichtsteiner, responsabilizzando maggiormente non solo i superstiti della vecchia guardia (il riferimento è a Marchisio e Chiellini) ma anche e soprattutto chi potrà e dovrà entrare a farne parte.

 

Di Giovanni Lentini