Non è colpa di Conte, non è colpa di Agnelli

di Luca Momblano |

Antonio Conte avversario giurato della Juventus. Il momento è dunque arrivato, cinque anni e qualche settimana dopo il momento dello strappo, del muso lungo, della prova di forza del club, del lato irrazionale dentro e fuori ognuno di noi. Tre anni da allenatore (e dirigente, e magazziniere, come scrive un confidente dell’epoca su Facebook in questi minuti) che sono stati dieci, venti, trenta. E’ per questo che Conte avversario giurato, nella rivale giurata, proprio nell’anno in cui il cambiamento imposto dalla Juventus a se stessa nasconde alcune risposte alle tante domande, rivanga ogni genere di giudizio rispetto a quanto accaduto. Come, cosa, perché. Ma soprattutto chi.

La risposta non è così rilevante come invece viene raccontato da chi è ancora alla ricerca dell’esatta ricostruzione dei fatti. Risposta che invece è scontata (“Antonio Conte traditore”) per chi da subito ne ha fatta una questione di principio. Con o contro di noi. Con o contro chi ci ha fatto del male. Con o contro chi – tra il serio e il meno serio – non riconosce di fatto ciò che la Vecchia Signora ha ottenuto nel corso della sua storia. Con o contro una Federazione indisponente e irriconoscente. Con o contro chi ha approfittato di noi appena prima e subito dopo la Serie B. Con o contro chi parla di noi così, ancora oggi. Un retaggio che è totalmente indipendente dalla scelta di dire sì a Marotta e sposare la causa nerazzurra. Le domande ce le poniamo ancora noi, quando invece dovrebbero porsele gli altri. Non è colpa di Conte. Conte all’Inter è colpa delle categorie della vita che non siamo capaci di accettare, ma che appunto fanno parte della vita moderna: pensare di poter avere tutto ciò che desideriamo esattamente come lo vogliamo, superficiale capacità di immedesimazione e interpretazione nei/dei personaggi che costellano le nostre esistenze, ipervalutazione del contesto. Nei film i personaggi non li controlliamo. Questo film è emozionante – nel senso pieno del termine – proprio così com’è. E come finirà non lo sa ancora nessuno. Neanche Antonio Conte, costretto a modificare e aggiornare a sua volta desideri e aspirazioni che forse aveva dato per scontate.

C’è poi chi invece ha puntato a suo tempo l’indice contro Beppe Marotta (e qui la scena del film di domenica sera di fa doppiamente paradossale) e chi poi costantemente, per cinque anni o due dopo Cardiff o anche solo per qualche mese primaverile del 2019, ha puntato il dito in direzione di Andrea Agnelli. Il presidente, rendiamocene conto. L’uomo che scelse Conte (contro il parere di molti, tra cui quello di Marotta). Il presidente, l’unico ruolo che Conte non ha dovuto e neanche provato a ricoprire durante i tre scudetti. Non è colpa di Agnelli. Non è colpa di Agnelli se cinque anni sono come cinque mesi o cinque giorni. Non è colpa di qualcuno se rientrare alla Juventus non è più una chimera, eppure resiste un modo diverso da un altro nel muoversi e ricostruire il rapporto di fiducia dietro le quinte. Il passo non va fatto da ambo le parti, perché non sono parti paritarie. I passi impiegati sono stati quelli di andare dritti e forti ognuno per la propria strada. Passi non proporzionali. Passi da Juve e passi da individuo. Non è, insomma, colpa di nessuno. E’ andata così e ce la prendiamo così: non è colpa né di Conte né di Agnelli se Inter-Juve questa volta contiene storie – romantiche, comiche, drammatiche di un unico grande kolossal – tutte appartenenti alla gente bianconera. E’ più merito di entrambi. E non è colpa di nessuno se fa un po’ male. Dura giusto fino all’attimo nel quale il pallone incomincerà a rotolare e a cercare il corpo di Cristiano Ronaldo. Il portoghese ce lo siamo conquistato senza mai dover passare da cosa o chi avremmo incontrato, e con quale esito, nel vecchio caro e consumato Meazza di Milano.


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