Non cancelliamo i tre anni con Cristiano

di Giorgia Ruggiero |

Nell’ultimo anno in molti, juventini e non, avevano trovato un solo capo espiatorio per il percorso fallimentare della Juventus: Cristiano Ronaldo. Colpevole di non far brillare più il talento di Dybala, di aver rotto un gruppo consolidato da anni di vittorie. Colpevole di essere uno dei più grandi. Ma siamo davvero sicuri che il vero problema fosse proprio Cristiano?

CR7 dalla sua ha sicuramente un carattere particolare, forte del suo talento indiscusso. Quante volte avete sentito la frase “Cristiano è una prima donna?“. Ve lo dico io. Sicuramente un’infinità di volte. Non posso negare il fatto che avesse delle sue manie: non voleva giocare punta, non voleva andare in panchina e voleva brillare, sempre! Tutto ciò è vero, ma non si può addossare su Cristiano la colpa di una decadenza annunciata già dall’era Sarri e prolungata con Pirlo poi.

La Juventus è stata sfasciata completamente da scelte sbagliate e reiterate. Non siamo illusi, o non dovremmo esserlo, a pensare che arrivato Allegri si sarebbe risolto ogni problema come con la bacchetta magica. Purtroppo non viviamo in un mondo fatato e succede anche di perdere contro il Sassuolo così come con l’Empoli.

Analizzando il gioco juventino, a maggior ragione dopo l’addio di Cristiano, possiamo dire senza troppi giri di parole che manchiamo di organizzazione e non riusciamo ad avere una buona proposizione offensiva. Spesso siamo troppo molli e dobbiamo fare riferimento alla grinta dei singoli, ovvero Chiesa. Ma tutto questo non basta. Realizziamo troppe poche reti, rispetto quelle subite. É vero anche che esiste un problema di fondo legato al mercato delle punte, ma ciò non toglie che finché avevamo Cristiano in squadra anche nelle partite più difficili e sottotono potevamo fare riferimento sui suoi gol.

Con questo pezzo non si vuole ergere a divinità Cristiano Ronaldo, ma riportare con i piedi per terra tutti coloro che lo additavano come problema assoluto di questa Juventus. Ritrovare la retta via con lui in squadra sarebbe stato, probabilmente, più semplice, parlano i numeri e non il cuore. Ma con i sé e con i ma non si va da nessuna parte. Ciò che possiamo fare è non cancellare tre bellissimi anni vissuti insieme ad uno dei più grandi, perché un giorno potremmo dire di averlo visto indossare la casacca bianconera.


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