Non basta (e sono cinque)

di Luca Momblano |

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Non basta neanche questa volta. Quando tutto sembra (ma soltanto sembra) dirti a favore, quando tutti ti dicono a favore, quando il realismo (soprattutto giornalistico) s’è perso cammin facendo. Non basta per niente. Quando in campo ci va la convinzione, quando i primi minuti rimandano un po’ all’Ajax e un po’ al Dortmund. Non basta neppure di fronte a questo crocevia. Al bivio dell’intervallo la Juventus del secondo tentativo firmato Allegri imbocca il tunnel sbagliato, lo spettro è quello del disastro cosmico, non distante dalle reazioni post Lucento.

 

Non è bastato neanche questa volta. Non un Pjanic dentro la Partita come non lo si poteva immaginare osservandone il peso in giallorosso, non un tiro e un gol contro cancellato quasi subito da un eurogol al momento giusto, non troppo in là ma in là a sufficienza perché l’illusione del Real si alimentasse. E’ serata. Carvajal è una crepa, Marcelo è timido ed è incredibile pensarlo anche lui in balia del girovagare acrobatico di Dani Alves. Con infine Dybala che potrebbe aver rotto il fiato anche lui al momento giusto, cioè verso la mezzora. Mai stati così sereni nella pausa, lo si ammetta.

 

No, non è bastato. L’ultimo baluardo giornalisticamente rilevante, nel mondo in cui i dietro le quinte finiscono virgolettati, è arrivare a conoscere il misterioso discorso dell’intervallo. Quando si scende sotto dominanti, con Modric e Casemiro fuori dalla partita, Higuain che alla terza sicuramente farà centro. Chi, cosa, come. Chissà con quali sguardi, con quali intenti.

 

Non basta. Non basterà. L’unica cosa scontata, indotta dentro ogni tifoso, sarà che l’inizio della ripresa ricalcherà l’inizio della partita dopo aver scelto a cinque dal termine di portarla giù all’italiana, alla maniera della Juventus. Per arrivare, appunto, a guardarsi negli occhi. E ripartire come prima, perché del Real s’avvertiva l’imbarazzo.

 

Si vede che no. Non basta parlare. Si gioca, il Real gioca, è un’altra squadra. E’ LA squadra. Sparisce Mandzukic e sparisce la Signora. E’ significativo, forse, ma non deve condizionare le scelte prossime venture. Non è stata una costante della stagione bianconera. Quindi va preso come un episodio, pur dando enorme significato a quanto raccontato per mesi da Allegri a proposito del croato. Spiace più per Mario che per Gonzalo e Paulo, visto come è andata. Spiace per la notte che viene e quella dopo ancora. Impareranno a leggere meno i giornali. Per lo meno Dybala, che ne avrà altre davanti. Dal terzo giorno si capirà semplicemente che non è bastato sentirsi forti, perché sentirsi alla pari in condizioni impari deve portarti a osare. Invece si è assistito a un effetto domino al costante ribasso. Due schiaffi, un imbuto, come solo il calcio sa offrire.

 

Però poi basta. Dal terzo giorno si riparte, perché la Juve è la Juve. E se la Juve è la Juve, sul 1-3 non è finita anche se è finita. Allegri in questo, lui, guardandolo, è stato un uomo coerente, immerso nella parte. A tutti gli altri un solo messaggio: non siete i primi e non sarete nemmeno gli ultimi. Nelle altre finali perse, in campo non c’eravate voi. Il filo conduttore è artificioso. Così come è artificioso cercare di trasformare questa stagione in qualcosa di diverso. E’ stata eccezionale. Certo che poi, lavorare un anno per due deviazioni…

 

Lasciamoci qui. E poi ritroviamoci a luglio. Perché non è vero che non basta mai. Basta migliorarsi senza mai sentirsi migliori (e qui dentro, se ci metto anche il fattore gioco, viene fuori un pandemonio). Buona estate a tutti, tanto l’estate vola.