Non ho altro da aggiungere

di Massimo Zampini |

La settimana di follia collettiva e il primo stop della Juve dopo lungo tempo mi hanno ispirato tre riflessioni.

PRIMA

Per noi juventini, è che il campionato non finisce mai a 11 giornate dalla fine. E non è un discorso di scaramanzia o diplomazia del genere “finché non c’è la matematica”: semplicemente, ci sono troppi punti in palio e devi ancora andare a Genova, Bergamo, Napoli, Roma, affrontare Milan e derby. Chiaramente i rivali devono vincerle praticamente tutte, ma in quel caso a te bastano pochi passi falsi per non vincere. Quindi nessun panico, ci manca solo che non si possa pareggiare una trasferta dopo 10 vittorie di fila, anzi a volte ben venga tornare sulla terra e vedere quanto soffriamo quando riescono ad aggredirci, però non dimentichiamo mai che razza di impresa sarebbe vincere il sesto scudetto consecutivo (per di più in un clima del genere): da agosto vogliono farlo passare per qualcosa di dovuto, scontato, così se si vince si è solo fatto il nostro e se si perde, beh lì comincia la festa nazionale. Non ci sono set point e match point, a 11 giornate dalla fine: ora sotto con il Milan.

SECONDA

Mi è venuta in mente ascoltando un bell’intervento di Paratici a J|tv (sarò di parte, ma va benissimo se la Juve utilizza sempre di più il proprio canale per lanciare messaggi quantomeno ai propri tifosi): il dirigente juventino bacchetta la lagna napoletana ricordando il post-Monaco e come la Juve si sia immediatamente ripresa dopo il Bayern senza indugiare troppo sugli errori arbitrali a sfavore. Al netto del caso specifico (effettivamente quella fu l’unica occasione in cui qualche dirigente si lamentò pubblicamente dell’arbitraggio, a mio parere sbagliando: la mira deve essere sempre il doppiopesismo mediatico, non i direttori di gara), il concetto è in generale sempre condivisibile: la rabbia può durare poche ore, poi bisogna pensare solo al campo.

Eppure, ascoltando quell’intervento, ho pensato che hanno già vinto gli altri.

Perché, perlomeno, a Monaco l’errore ci fu e fu clamoroso (un gol regolare di un metro annullato inspiegabilmente, in una sfida decisa all’ultimo secondo del doppio confronto), mentre in Juventus-Napoli non è accaduto nulla di nulla.

Il punto, quindi, deve essere ancora preliminare: non solo e non tanto l’invito a non lamentarsi quando si è danneggiati dagli arbitri, quanto almeno il tacere se non c’è neanche stato l’errore. Esattamente come nelle partite con Napoli e Inter, in cui le avversarie hanno fatto pianti e pañoladas, con il solito supporto mediatico di giornalisti, amici e tifosi, tutti confusi e indistinguibili, senza che le moviole – ultra napoletano Vincenzo Cito della Gazzetta a parte – abbiano ancora individuato alcun errore in loro sfavore.

Andiamo con ordine, dunque: se ti danneggiano con un errore clamoroso, non lamentarti troppo perché serve solo a trovare alibi alla squadra. Ma se non hai subito alcuna svista a sfavore, taci e non fare il pagliaccio in tv supportato da sindaci, scrittori e giornalisti à la carte.

I due piani possono assomigliarsi ma non vanno confusi, sennò hanno già vinto loro, i grandi trionfatori di questo inizio di 2017: coloro che si lamentano senza neanche sapere di cosa lamentarsi.

TERZA

Se fossi in udienza, chiederei al giudice solo di ascoltarmi pochi minuti. Perché mi basterebbero senza problemi.

Signor giudice, mi permetta solo due parole (formule di stile per non indispettirli, anche se sai che parlerai per diversi minuti).

In pochi giorni abbiamo visto dare grande rilievo:

– ai pianti di Giuntoli (senza contraddittorio);

– ai pianti di Reina (senza contraddittorio);

– ai pianti del Sindaco di Napoli (sob!);

– ai pianti dei più noti scrittori di Napoli (sob!);

– a giornalisti della Rai (sob!) che durante la partita hanno twittato “arbitraggio scandaloso!”;

– alla moviola della Gazzetta fatta da un tifosissimo del Napoli antijuventino (che ha visto un rigore solare su Albiol;

– a un articolo di AS su un “escandalo” a Torino, ovviamente accompagnato dal solito coro demenziale di “lo dicono pure all’estero!”, salvo poi scoprire che l’autore è un napoletano che scrive su Tuttonapoli e ha come copertina di Twitter una sua foto abbracciato a un giocatore del Napoli;

– a un telecronista del Napoli che si è ricordato che tempo fa avrebbe pranzato col cognato di un arbitro, il quale gli avrebbe detto che dopo una partita in cui aveva diretto male la Juve si era preso un cazziatone da Marotta, non avrebbe arbitrato per un po’ la Juve e poi, tornato a dirigerla, non l’avrebbe più danneggiata;

– a una lettera scritta da 10 bambini (…) napoletani al presidente della Fifa per chiedergli di “fare qualche indagine”;

– all’esclusione dai titolari del buon Cyril Thereau nel match contro la Juventus; tra le varie denunce sull’Udinese che si scansa, a me è capitato un conduttore (forse il migliore, peraltro) di una radio romanista, nel post Roma-Napoli, fare partire ogni suo collegamento con un ospite con frasi di questo genere: “oggi il discorso scudetto si è chiuso, anche se forse non è mai stato aperto, perché da noi c’è proprio un meccanismo, guardate le gravissime dichiarazioni di oggi di Delneri su Threreau, inutile contare sull’Udinese”;

– a un opinionista Mediaset, ex giocatore interista, per il quale Dani Alves salta in modo pericoloso perché non tiene la braccia larghe: è dunque lui, semmai, a fare fallo, non quello che gli dà la gomitata;

– all’allenatore dell’Udinese impazzito contro l’arbitro, tanto da farsi buttare fuori e continuare a protestare contro le ingiustizie;

tutto questo, signor giudice, in una settimana in cui la Juve ha battuto meritatamente il Napoli, un difensore ha spinto Dybala in area nei primi minuti della sfida senza alcuna conseguenza, a Udine le hanno negato un rigore per fallo su Dani Alves e proprio quel giorno l’Udinese ha fatto di gran lunga la sua miglior partita dell’anno.

Signor giudice, direi rimettendomi a sedere, non ho altro da aggiungere.