Noi siamo Leggenda – Juventus 2016/17 story

di Luca Momblano |

Juve

E’ l’estate degli sconquassi di mercato, per la Champions League ma anche, parallelamente e forse prima di ogni altra cosa, per lo Scudetto della Leggenda. Definizione che fa parte della retorica, ma che riduce a quanto di più pratico: Torino è fatta così, una catena di montaggio riqualificata in qualcosa di animalesco, vorace, cannibale.

E’ l’estate di Gonzalo Higuain, in tutti i sensi. Con tutti gli entusiasmi, i paradossi, i gol del caso: la prima allo Stadium tocca alla Fiorentina, tocca a lei, rivale di sangue, inchinarsi per prima al Pipita. Per l’argentino c’è da subito la cura Allegri. E viceversa. Le copertine sono tutte sue, i muri tremano, a Napoli si disperano e non sanno cosa accadrà negli incroci diretti: Higuain mangiatutto, pure le briciole della Coppa Italia. L’ex idolo del San Paolo sfonda quota 30 reti stagionali, succede anche sotto la Mole. Ce n’è per tutti, Marotta gongola ma non dimentica.

Per esempio, non ci si dimentica come continuare a stravincere grazie ai colpi a zero euro. Quelli che compensano le grandi spese e sanno fare a turno la differenza. Parte Khedira, in gol alla prima e alla seconda ovvero quando c’è da sbancare per la prima volta l’Olimpico contro la Lazio. Il finale è quasi tutto di Dani Alves da Barcellona (che spazzola il banchetto della Champions come quello della finale di Coppa Italia nel remake in casa di Claudio Lotito), e del brasiliano avrebbe potuto essere simbolicamente il gol scudetto nella delicata trasferta primaverile in quel di Bergamo. Invece, strameritatamente, la simbolica stelletta se la prende Mario Mandzukic. Trasformato, trasfigurato, cattivo col piattone. Lui dentro, con il pallone. Questa l’immagine dei suoi (pochi? sicuri?) gol.

C’è però che, a cicli comandati, la Juve un po’ si addormenta. Il letto della Serie A è troppo comodo. Il cuscino traditore è nascosto dentro le trasferte più delicate: l’armata bianconera, c’è chi dice la più forte di sempre, cade due volte a Milano, a Genova, a Firenze. Doha, come se non bastasse, agita gli animi. Ognuna di queste occasioni diventa un’occasione per l’astuto Allegri, che smonta e rimonta la sua Juventus 3.0 perfezionandola.

In soffitta ci vanno la difesa a tre, il rombo di centrocampo e in parte anche il 4-2-3-1 che fanno pensare a una squadra ormai solo spregiudicata. Sette vittorie consecutive tra gennaio e febbraio salutano la compagnia, condannando Napoli e Roma a vedersela tra loro per evitare i preliminari di Champions.

“Il campionato è finito”, dicono. Ma non è finito finché non è finito. Non nel derby di ritorno, agguantato da Higuain, non a Roma dove la Juve presa nella tenaglia delle tre competizioni si fa rimontare. La Leggenda però è ormai dietro l’angolo, e passa attraverso la guardia storica, compresi i Lichtsteiner e gli Asamoah, a partire da Barzagli e Marchisio che guai a chiamarli seconde linee anche quando lo sono. Buffon è fuori categoria, lui vuole già il settimo prima di chiudere. Cuadrado ci mette la pezza a Marassi contro la Sampdoria. Insomma, ognuno fa il suo. La giostra la chiuderà Alex Sandro, non un uomo qualunque.

La passerella finale è un piccolo spavento. Due punti in tre gare condannano il Crotone a fare da spettatore. La festa è lo Juventus Stadium, insieme al suo record di 33 vittorie consecutive in campionato, qualcosa di divino. La festa sono sempre i tifosi. Gli stessi che dopo la Leggenda pensano già al Mito. Che non sarà solo l’appuntamento di Cardiff. Dal 20 agosto ci sarà un nuovo campionato da giocare. Sarà estate. Il momento in cui si costruisce, appunto, qualcosa di ancora più animalesco, vorace, cannibale. In una parola: incredibile.