No Pjanic, no Sarry

di Giacomo Nannetti |

La famosa provocazione dell’appena arrivato Sarri, che avrebbe voluto veder fare a Pjanic 150 tocchi in ogni partita, fece capire sin da subito quanta importanza avrebbe avuto il bosniaco nell’idea di calcio del tecnico ex Chelsea. Soltanto un mese fa stavamo parlando di un Miralem al top della condizione e che, per i numeri che aveva, poteva stare tranquillamente seduto al tavolo dei migliori registi…ma oggi che fine ha fatto il nostro direttore di scena?

Pian piano, partita dopo partita, Pjanic ha fatto sempre più fatica a ritrovare quella verticalità che lo aveva contraddistinto nei primi mesi del nuovo corso, e adesso la luce sembra essersi spenta. La prestazione di San Siro, probabilmente tra le migliori, se non la migliore, condita dall’assist per Dybala e dai 100 tocchi tanto cari a Sarri, sembra essere però soltanto un lontanissimo ricordo. Anche la performance in Supercoppa è stata l’ennesima conferma della dipendenza della Juve dal suo numero 5: se Pjanic non gira, la Vecchia Signora fa altrettanto. Nella notte di Riad il genio bosniaco è apparso stanco e completamente inerme dinnanzi al muro biancoceleste, e anche parzialmente colpevole del gol di Luis Alberto, quando dovrebbe accorciare sul tiro ma non lo fa. I numeri della trasferta in terra araba ci raccontano di un Pjanic che ha sì effettuato 95 tocchi, e che su 80 passaggi il 95% di questi è andato a buon fine, ma la qualità di questi palloni non è mai stata elevata considerato come i numeri siano “falsati” da uno sterile fraseggio inconcludente. Anche l’altro compito, quello di equilibratore, sembra essere stato svolto in maniera approssimativa, tanto che più volte è stato lo stesso Bonucci a chiedere a Mire di non schiacciarsi troppo.

L’abito che Sarri aveva cucito per Pjanic, e che fino a qualche tempo fa sembrava perfetto, adesso però, vuoi per una condizione non al top, vuoi per la capacità degli avversari di bloccare la nostra fonte di idee, non sembra più calzare a pennello. C’è un assoluto bisogno di trovare nuovamente il Pjanic di qualche settimana fa, e di cercare un’alternativa valida di gioco per quando il 5 bianconero non è al massimo, o gli avversari sono bravi a soffocare il playmaker. Oltre ai problemi difensivi, anche quelli diventati di importanza capitale, la questione del vertice basso di Sarri non è assolutamente da catalogare come preoccupazione secondaria. Il calo del regista juventino adesso è un problema, non solo per l’importanza del giocatore in sé, ma soprattutto per la centralità che l’ex Roma ha nel progetto del tecnico. Dopo i primi 6 mesi di Sarri possiamo trarre una prima conclusione certa… no Pjanic no Sarry.


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