Napoli-Juve: io ho detto basta!

di Fabio Giambò |

Oggi, vigilia di Napoli-Juve: sono quasi 35 gli anni passati da quel triste giorno per l’umanità che mi ha visto mettere naso sulla faccia della Terra, da allora ne passarono pochissimi prima che io ereditassi da mio padre la passione per il calcio. Sin da piccolo ricordo i weekend al paesello d’origine dei miei, la domenica si andava a vedere la partita della squadra locale, e poi tutti in piazza nel classico bar dello sport, juventini, milanisti, interisti, qualche romanista, qualche fiorentino (!), a guardare “90° minuto” e dunque commentare, anche con toni forti, tutti insieme. Da più grandicello giocai anche in quella squadra del paesello fra i campi della provincia di Messina, ma l’epilogo della giornata era sempre lo stesso, lì in piazza. Non c’era, però, mai la sensazione di odio fra tifosi di squadre differenti.

Qualche anno dopo successe quel che successe con Calciopoli, furono rivoluzionati gli equilibri del calcio italiano, qualcuno, non si sa bene come e perché, cominciò a parlare di rivalità storica fra Juve e Napoli, forse per quel breve periodo maradoniano, forse perché qualche storia da raccontare la si doveva trovare a corredo del dominio bianconero degli ultimi anni: la si spiega con logiche storico-morali che, probabilmente per limiti tutti miei, non riesco a comprendere. E così quando sento la notizia di pizzerie napoletane pronte a regalare pasti se si rompesse Higuain, mi indigno. Quando vedo lo scontrino di un bar dei quartieri spagnoli che saluta con “Juve merda”, mi indigno un po’ meno perché, fra mille altre cose, ci sono quasi abituato. Non mi sorprendo neanche più di tanto quando, passati altri miliardi di litri di acqua sotto ai ponti, addirittura in un’aula del Tribunale del capoluogo della regione Campania, luogo dove la Vecchia Signora è stata giudicata per i fatti di Calciopoli, vedo “addobbi” non esattamente eleganti sempre dedicati alla società bianconera.

Stamane, però, , apprendo che al San Paolo hanno dovuto costruire un tunnel per evitare che dalle tribune venissero lanciati oggetti vari contro i calciatori bianconeri, ed allora lì alzo bandiera bianca: gli sciacalli travestiti da buonisti continuano a voler far credere che uno dei problemi più seri nel mondo del calcio italiano sono i cori degli ultras, ma solo se questi hanno come oggetto napoletani e Vesuvio (per carità di Dio, sicuramente condannabili ANCHE questi, a patto che non ci si dimentichi di condannare anche i cori su Heysel, Pessotto, o le città di Milano e Torino, o anche Firenze e i fiorentini, e via via tutto il resto), io invece stavolta mi fermo per qualche ora. Domani, che ho anche una scusa non banale, la partita non la guarderò neanche “clandestinamente”, stacco la spina, voglio vivere un weekend tranquillo lontano da questi virus che inevitabilmente ci stanno avvelenando tutti, e che dunque ci stanno facendo perdere il senso delle cose.