Nella testa di Agnelli (e di Paratici e Nedved)

di Sandro Scarpa |

Da “Allegrista” dopo Juve-Manchester temevo un’involuzione speculativa e dopo il Wanda ho scritto “Allegri è morto“, rammaricandomi di questa involuzione. Così dopo Juve-Atleti ho parlato di “illusione” e dopo Ajax-Juve di “rullata” presa dagli olandesi.

Solo una Juve fisicamente al top, perfetta negli episodi e con idee chiare, avrebbe potuto contenere un Ajax che, ahinoi, ha un ritmo di esecuzione e pressione per noi insostenibile. La Juve è stata aggressiva per 40′, con idee confuse, poi è morta fisicamente, prima ancora che surclassata tatticamente.

Se sei tatticamente, tecnicamente e fisicamente inferiore devi sottostare. Fa specie pensarlo per una Juve “favorita” contro un outsider, ma la Juve di Allegri è questa, nel bene e nel male: fisicità, individualità, ottima difesa e gestione delle fasi.

Questo è il primo fallimento totale di Allegri in CL: tattico, fisico e di gestione del doppio confronto.

Inoltre, visto che è il primo anno in cui la CL era un obiettivo dichiarato, è il primo fallimento di un obiettivo aziendale.

Qui entra in scena Agnelli che ieri ci ha messo la faccia (come in Real-Juve, ma in modo più sereno).

In un momento di delusione epocale ha irritato i tifosi parlando di Juve passata dal 45° al 5° posto nel ranking UE e di 8° scudetto, confermando Allegri. E’ chiaro che Agnelli non poteva reagire con licenziamenti, dubbi o sfaceli. Non può non ribadire la linea di un percorso da valutare a Giugno.

Ci sono infatti due Agnelli: il tifoso emotivo e il CEO di un gruppo di manager (ripetuti come un mantra). Per il CEO le finali perse, le eliminazioni all’ultimo secondo, non sono delusioni ma ottimi risultati di crescita.

Ieri l’Agnelli “CEO” ha preso atto del primo obiettivo aziendale fallito (non più solo un “sogno svanito”). All’interno di un minimo sindacale -i quarti acciuffati-, perdere (così) contro una squadra inferiore (sulla carta, nell’esperienza, nella dimensione economica) è un flop.
Eppure Agnelli ragiona sul lungo termine (come in ambito politico è proiettato al ciclo 2024-2030):
– Con Conte abbiamo sterzato in Italia, da 2 settimi posti a 3 scudetti.
– Con Allegri abbiamo sterzato in CL, da Istanbul a 2 finali, e 2 eliminazioni da sfavoriti.
Ora Agnelli si trova davanti al PRIMO obiettivo DICHIARATO e fallito.

Agnelli bada a risultati e pragmatismo, non valuta la singola gara o (da CEO) la qualità del gioco. Agnelli pensa: Allegri, 5 anni, ciclo mentale logoro, primo flop CL, gioco non evoluto. Si cambia? Qual è l’alternativa? C’è di meglio ora o a Giugno? Allora si valuta il cambiamento. Non c’è di meglio (per garanzie, progettualità e gestione)? Allora non si valuta di cambiare.

C’è però un tema che anche l’Agnelli manager ha ben presente: la Juventus non è un’azienda che fabbrica vittorie come bulloni, ma “vende” emozioni, entusiasmo, appartenenza.

Mettiamo insieme due frasi di Paratici: “c’era bisogno di uno shock per riaccendere l’entusiasmo” (Ronaldo) e “questa squadra, in termini di rosa, è difficilmente migliorabile“.

Serve uno shock per riaccendere l’entusiasmo, ma NON è facile farlo in termini di rosa.

Quindi lo shock si può creare solo in panchina e, nella testa di Agnelli (e dei suoi manager sportivi, Paratici, Nedved), l’urgenza di uno shock pesa quanto la necessità di gestire un flop con pragmatismo.

Vedremo a Giugno se avrà vinto lo Shock o la Continuità.

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