Né stella né fenomeno: potenzialmente mostruoso

di Davide Terruzzi |

Lasciate stare Hernanes; e non pensate a Lemina. La principale delusione di questi mesi è Alvaro Morata: persa la scommessa dei 15-20 gol in campionato, l’attaccante spagnolo non sta dimostrando miglioramenti rispetto la scorsa stagione. Un giocatore con la sua tecnica e il suo primo controllo dovrebbe fare sempre la differenza giocando a due tocchi per poi attaccare lo spazio, ma non incide per quelli che sono i suoi mezzi: non si fa sentire in area, non riesce a proteggere la palla (fallo o non fallo spesso è a terra), non ha i tempi giusti per lo smarcamento. A Coverciano dicono che un giocatore andrebbe valutato per diversi aspetti: attitudine mentale, la tecnica, la tattica, le doti fisiche cui si può aggiungere davvero la tempistica, intesa come possedere e padroneggiare i tempi di gioco. Morata, oggi, è un giocatore che non sfrutta le indiscutibili qualità che possiede, lasciando l’impressione di essere un calciatore non evoluto ma in grado di poter fare il salto di qualità lavorando costantemente nel tempo.

No, non è una questione di cattivo utilizzo da parte della Juventus. Il primo anno possono essere giustificati i lampi e ci si può accontentare di questi immaginando cosa sarà in grado di fare maturando; la seconda stagione s’inizia a volere qualcosa di più; la terza si richiede continuità. Morata è lo stesso giocatore di un anno fa: in dodici mesi non è cambiato, i pregi e i difetti sono gli stessi, i movimenti identici. Il buon Rito non padroneggia i tempi di gioco, fondamentali per saper fare la cosa giusta al momento giusto, cioè l’essenza del calcio ad altissimo livello.

Personalmente faccio il tifo per Morata. Essere suo sostenitore significa criticarlo e non dare solamente la colpa ad altri. Alvaro ha confessato d’aver attraversato un momento personale complicato, ma l’aspetto caratteriale rappresenta il peggior nemico per il giocatore; si dice non stia dimostrando personalità sul campo e che il suo sia un problema principalmente di testa, ma forse la verità è un po’ più semplice: Morata è il prodotto del calcio spagnolo, possiede grandi mezzi tecnici ma ha difficoltà a sfruttarle e a livello tattico. Questo è il suo terzo vero anno tra i professionisti: è andato via da Madrid dove veniva ancora ritenuto il ragazzo della cantera, a Torino viene considerato pienamente un calciatore di livello. Fa bene la Juventus a nutrire fiducia in lui: adesso, nel prossimo anno e mezzo, dovrà lavorare sui propri limiti per sbocciare definitivamente. E io sono tra i primi a fare il tifo per lui, perché la prima regola del #teamMorata è che vale per sempre.