Napoli-Juve, dalla Serie B ai massimi livelli: storia di due diversi capolavori

di Riceviamo e Pubblichiamo |

10 Aprile 2007

Juventus: Buffon, Zebina, Boumsong, Chiellini, Balzaretti, Camoranesi, Marchisio, Giannichedda, Nedved, Del Piero, Trezeguet

Napoli: Iezzo, Grava, Maldonado, Cannavaro, Domizzi, Savini, Dalla Bona, Gatti, Bogliacino, Sosa, Calaiò

1 Dicembre 2017

Napoli: Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Mario Rui, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Mertens, Insigne

Juventus: Buffon, Benatia, Barzagli, Chiellini, De Sciglio, Pjanic, Khedira, Alex Sandro, Dybala, Manduzkic, Higuain.

Ieri valeva la Serie B, oggi vale la Serie A. Sono passati più di dieci anni da quel pomeriggio di primavera in cui si disputava il big match Juventus – Napoli, valevole la promozione nella seria maggiore. Disputa tra due Società in estrema difficoltà, con la squadra piemontese in fase di risalita dopo le note vicende che sconvolsero il calcio italiano nel corso dell’estate 2006 e quella partenopea in ascesa a seguito del fallimento del 2004. Allora la meglio la ebbe la squadra allenata da Didier Deschamps grazie ai lampi di Mauro German Camoranesi ed Alessandro Del Piero, ma entrambe alla fine della stagione poterono festeggiare la risalita nella massima serie del campionato italiano.

Nel corso di questi dieci anni le due Società, così distanti geograficamente ma vicine per capacità di gestire l’equilibrio economico-finanziario e sportivo, hanno raggiunto soddisfacenti risultati. Lo strapotere sportivo della Juventus a partire dall’anno 2011/2012, con 6 scudetti, 3 coppe Italia e 2 finali di Champions League, ha sicuramente un po’ oscurato il grande lavoro svolto dalla Società azzurra. Basti pensare alla partecipazione per sette anni consecutivi alle coppe europee, alle due Coppe Italia conquistate ed alla costante permanenza al vertice della Serie A.

Un confronto tra le due Società ci mostra come negli anni questi due club abbiano sviluppato due diversi modelli di business finalizzati al raggiungimento dello stesso obiettivo, ovvero l’equilibrio di bilancio abbinato ad ottimi risultati sportivi.

Il punto di svolta del club bianconero è arrivato nel maggio del 2010 con l’avvento dell’era “Andrea Agnelli”, accompagnata dall’inserimento nella struttura dirigenziale di Giuseppe Marotta, Fabio Paratici e Pavel Nedved, dopo un triennio non propriamente felice. La Società partenopea ha previsto invece una gestione maggiormente “padronale”, con a capo il presidente Aurelio De Laurentis fiancheggiato negli anni da diversi direttori sportivi.
Sicuramente punto di forza del club torinese nel corso degli anni è stato la correlazione tra lo sviluppo del proprio business e gli eccellenti risultati sportivi. Alcune di queste innovation presentate dalla Società sono state la costruzione del primo stadio di proprietà in Italia, dello Juventus Museum e la riqualificazione dell’area urbana della Continassa in cui è presente la sede legale del club oltre a campi di allenamento. Tutto questo accompagnato da ben dodici trofei in dieci anni.

Il Napoli non è riuscito a sviluppare ancora tali importanti investimenti “extra-campo”, oggi fondamentali per accrescere ulteriormente il proprio fatturato e competere non solo a livello nazionali, ma è stato abilissimo nella gestione del progetto tecnico grazie anche a competenti gestori dell’aspetto sportivo quali Walter Mazzarri, Rafael Benitez e Maurizio Sarri che hanno oggi portato il club a poter primeggiare con i top club italiani. Tale crescita è passata da acquisti importanti tra cui Hamsik, Cavani, Lavezzi, Higuain, Callejon e Mertens, alcuni dei quali hanno consentito alla Società la possibilità di conseguire cospicue plusvalenze da reinvestire sul mercato. (ricordiamo le seguenti operazioni: Cavani acquistato dal Palermo per 17 €/Mln e ceduto al PSG per 64 €/Mln – Higuain acquistato dal Real Madrid per 40 €/Mln e ceduto alla Juventus per €/Mln 90).

Se il Napoli è stato abile nel gestire il proprio progetto tecnico, altrettanto si può dire del club guidato dalla famiglia Agnelli, in grado anche grazie ai due tecnici, Antonio Conte prima e Massimiliano Allegri dopo, di massimizzare le risorse a disposizione. Il club infatti è stato abile nell’acquisire giocatori di primissimo livello a prezzi moderati, allestendo ogni anno rose competitive anche a seguito di cessione eccellenti. Nel portafoglio dei maggiori colpi bianconeri ricordiamo Pirlo e Pogba ingaggiati a parametro zero, con il secondo ceduto per circa €/Mln 100 al Manchester United e Arturo Vidal per €/Mln 10,5 e venduto per €/Mln 40 al Bayern Monaco. Il plusvalore conseguito negli anni dalla cessione di importanti giocatore e il significativo incremento dei ricavi raggiunto grazie allo stadio proprietà e alla capacità di sviluppare continue opportunità di mercato, hanno consentito alla Società di spendere maggiori risorse per l’acquisizione di calciatori da inserire nella rosa, come ad esempio Gonzalo Higuain nell’estate del 2016.

Come dimostrato i due club sono stati due capolavori diversi, ma entrambi efficaci. Due modelli che i vertici del calcio italiano, in una fase di profonda ristrutturazione dovrebbero prendere a riferimento.

A distanza di dieci anni i rispettivi management sono riusciti a creare quindi due modelli societari economicamente sani e competitivi.
Complimenti Juventus Team! Complimenti Napoli Team! Che sia una bella partita!

 

Di Alessandro Vercellino