A.A.A. (Ansia, Adrenalina, Attesa): Napoli-Juve cercasi

di Nevio Capella |

Dov’è finita la sfida scudetto? Dov’è finita Napoli-Juventus?
Domande irrisolte che mi affliggono intanto che scorrono i giorni che ci porteranno alla partita che negli ultimi anni ha rappresentato il crocevia per la conquista del tricolore ma che quest’anno arriva con una strana sordina, quasi ripulita dalla tensione e dall’attesa che invece l’hanno caratterizzata storicamente.
Le concause sono diverse, riguardano entrambi gli ambienti e di queste, molte sono sotto gli occhi di tutti: proviamo ad analizzarle non senza un pizzico di leggerezza che non guasta mai.

In primis il distacco che divide le squadre che si può tranquillamente definire abissale (e questa vola il povero fischietto palermitano non c’entra nulla) viste le medie a cui eravamo abituati in questo periodo: tredici punti, con tanto di scontro diretto vinto nettamente all’andata dai bianconeri, che sembrano essere qualcosa in più di un’ipoteca sull’ottavo titolo consecutivo della Juventus, anche in caso di sconfitta al San Paolo.
Ad onor del vero sappiamo bene, e lo dicono i fatti, che la fervente attesa a volte esacerbata ben oltre il limite della normale rivalità sportiva, caratterizza da sempre soprattutto l’ambiente partenopeo che individua nella Juventus la rivale storica e ovviamente più odiata di ogni altra, come dimostra tra le altre cose questo tweet pubblicato da uno degli account internazionali del Napoli.


Ma è chiaro che un distacco del genere contribuisce a smorzare gli eventuali timori da un lato e le concrete speranze di rimonta dall’altro.

Se invece guardiamo singolarmente alle due squadre notiamo che ci sono anche dei pensieri extra campionato che contribuiscono a ridurre l’interesse per il posticipo di domenica sera.
Alla Juventus sono ancora tutti intenti a leccarsi le ferite della disfatta in terra madrilena che ha ridimensionato e in parte compromesso bruscamente i sogni europei bianconeri, togliendo probabilmente anche diverse certezze a livello mentale e morale: questo potrebbe essere un bene per i bianconeri in vista del ritorno del 12 marzo al fine di trovare la giusta voglia di rivincita, ma anche un problema qualora le scorie europee dovessero trasporsi in Italia.
Un esempio di questo influsso negativo può essere la gara di Bologna in cui la squadra ha dato la sensazione di aver fatto un evidente salto temporale indietro di un mese, quando le gambe erano di marmo e la condizione fisica precaria, che ha toccato un apice imbarazzante nelle sfide di Roma contro la Lazio e di Bergamo in coppa Italia, si imputava ad un probabile raddoppio dei carichi di lavoro atto proprio ad arrivare al 100% all’ottavo di finale di Champions League.

Ovvio che la “mazzata” sia stata forte e che tre giorni per smaltirla, peraltro contro un avversario così bisognoso di punti salvezza, era complicato, ma è pur vero che la partita contro il Napoli potrebbe provvidenzialmente riaccendere un po’ la fiamma nei nostri giocatori rivelandosi utile a testare un po’ più seriamente il nostro stato di forma complessivo contro un’avversaria decisamente superiore alla media del campionato italiano, ragionamento in cui gli appassionati della diatriba tra il concetto di “Serie A poco allenante” (Capello docet) e quello di Juve troppo superiore alla concorrenza trovano una tavola ben imbandita a cui sfamarsi.

Il Napoli e la piazza del tifo azzurro tra l’altro dovrebbero rappresentare ancora un ottimo strumento per pungolare i nostri, se ricordiamo le famose dichiarazioni con cui Chiellini, al raggiungimento matematico del tricolore, restituì al mittente le provocazioni e l’ironia tagliente della settimana che seguì il gol di Koulibaly, dimostrandoci che in fin dei conti alcune dinamiche spesso catalogate con troppa sufficienza come “discorsi da bar sport” entrano anche negli spogliatoi, diventando propellente importante per le vittorie.

Anche dal lato del Napoli però è ormai evidente che la testa sia particolarmente concentrata sul discorso europeo che, a differenza di quanto accade a Torino, è rimasto l’ultimo reale obiettivo stagionale dopo la prematura eliminazione dalla coppa Italia, e con il campionato che per l’appunto vede la squadra di Ancelotti molto staccata dal primo posto.
L’eccesso di convinzione e spavalderia della scorso Aprile con cui i partenopei classificarono la vittoria allo Stadium  come passo decisivo verso il tricolore, ha lasciato il posto ad un apparente distacco dalla sfida di domenica sera talmente evidente da sembrare strano, e allora la domanda è: fidarsi o meno?

Sicuramente un “San Paolo” che non sarà sold out come negli ultimi anni (altra stranezza a cui non eravamo abituati) ma comunque decisamente più pieno e “caldo” delle recenti uscite casalinghe degli azzurri, incentiverà ulteriormente la squadra di casa a sfoderare una prestazione importante, unitamente ai colori delle casacche che si troveranno di fronte Insigne e compagni, ma è pur vero che abbiamo talmente tante cose a cui pensare e dilemmi da dirimere a casa nostra che non possiamo farci carico anche delle problematiche altrui.

Il tema “San Paolo” però ci ha consentito di salvaguardare almeno la consueta nota folkloristica che da sempre accompagna questa partita, visto che pochi giorni fa circolava in rete un fotomontaggio abbastanza elementare con cui alcuni residuati dell’estemporaneo movimento #juveout millantavano l’idea di disertare completamente l’impianto di Fuorigrotta lasciandolo vuoto come se fosse a porte chiuse, in forma di protesta contro le macchinazioni varie e i fantasmi che da anni offuscano le teste dei nostri rivali.
Consideriamolo un modo per farci una sana risata.

Certo, nemmeno qualche episodio controverso è venuto in nostro soccorso per preparare alla partita nel giusto modo: penso ad esempio ad un Abisso che fischia a favore della Juve quello che ha fischiato nella realtà contro l’Inter a Firenze, oppure ad un qualsiasi Consigli, portiere di un qualsiasi Sassuolo, che dinanzi alla Juventus (che magari ne detiene cartellino e prestito) subisce quattro gol a domicilio con dinamiche che sfiorano il tragicomico, compreso un tentativo di parata in tuffo con orecchio e braccio sotto al corpo, il tutto dopo che i rispettivi dirigenti hanno amabilmente chiacchierato a bordo campo nel pre partita.
Niente di tutto ciò.
E nelle ore in cui è stata ufficializzata la designazione di Rocchi come arbitro, cresce in me il sospetto che nemmeno un tema sempre ricco di spunti polemico/complottisti come quello arbitrale possa svegliarci tutti dal torpore.

Quindi, svuotato a mia volta dall’adrenalina e dai mille pensieri che solitamente precedono l’arrivo di quello che è per ovvie ragioni il mio derby personale, non mi resta che aspettare fiducioso almeno la consueta bara bianconera, il simpaticissimo manifesto funebre e magari anche il corteo come è avvenuto qualche volta negli anni ruggenti.
Questa partita che non sarà né il “Classico” e tanto meno quella tra due squadre “rivali da una vita” come vuol farci credere Sky, ma che tra le altre cose ha contrapposto le due più lucenti stelle del calcio degli anni 80, merita decisamente di meglio.