La squadra, Allegri e Agnelli: tutti responsabili nessuno escluso

di Fabio Giambò |

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Quando si commenta una partita come Napoli-Juve si deve per forza di cose partire da quanto successo sul terreno di gioco. Una squadra molle, terrorizzata, qualche buon calciatore che non può fare la differenza a certi livelli in questo contesto, e troppi soggetti inadeguati non alla Juventus in particolare ma proprio al presunto top level: Szczesny, De Sciglio, Rabiot, Bernardeschi, giusto per citare qualcuno. Io ci metterei dentro anche uno di quelli che mi dicono essere una promessa che prima o poi esplode, ma che a me dà l’impressione di essere un incompiuto cronico, tale Kulusevski. Mi sbaglierò, e sarò contento di questo.

Appena fuori dal campo ci sta l’allenatore, Massimiliano Allegri. Un uomo che davanti alle telecamere è il numero uno, uno che ha fatto la storia della Juventus (nonostante io non sia mai stato un suo fan, gliene va dato merito), ma che evidentemente ha qualche ruggine addosso, oltre al fatto che o non percepisce bene quanto scarsa è la rosa a disposizione, o è troppo – come lui si vanta di essere – aziendalista. Su una cosa di questo weekend non gli si può dire nulla: non sono le assenza di oggi a causare quel che si è visto. Ancor più dietro ci sta la dirigenza: un gruppo di pivellini (calcisticamente parlando, of course, ed in giacca e cravatta) che ne sta combinato di cotte e di crude da tre anni almeno.

Infine colui che dovrebbe dirigere tutta la baracca: il presidente. Andreuccio bello mio, i tuoi deliri di onnipotenza hanno dilapidato quel clamoroso castello che eri riuscito a costruire. Qualcosa di inspiegabile ed imperdonabile. Il calcio è strano e di miracoli ne possono succedere sempre e comunque, a fine anno spero di essere deriso, ma oggi non è lesa maestà sostenere che la stagione è gai finita. Compromessa. E ho il terrore che il cammino dei prossimi anni non sarà tanto differente. Smentitemi, vi prego…