Bravo Napoli, ma se contasse di più l’ASL della FIGC…

di Fabio Giambò |

Quello che il pianeta Terra sta attraversando in questi mesi, al netto di atroci guerre e varie catastrofi naturali nel corso della storia, è sicuramente uno dei momenti più particolari (diciamo così) che l’essere umano ricordi: tutto travolto dalla pandemia da Covid-19, ed ovviamente non può fare eccezione il mondo del calcio. Se n’è parlato più volte anche in queste pagine, sia in linea generale che nel particolare del caso Napoli, e cioè di quando la squadra azzurra non si è presentata all’Allianz Stadium per disputare la partita di campionato in programma contro la Juventus.

Al di là della fede calcistica, che inevitabilmente influisce sul giudizio del tifoso, la giustizia sportiva, alla fine del suo iter, ha lasciato in eredità un chiaro messaggio: la Serie A è la pistola fumante di diffusione dolosa di pandemia considerando che praticamente la totalità delle squadre di questo campionato (meno una) non ha rispettato le normative vigenti, a differenza di quanto fatto dall’SSC Napoli. Per intenderci, è lo stesso club campano a spiegare ciò – si ritorna sull’argomento proprio perché si vuole stare al passo della comunicazione del club più corretto del campionato, imparare la lezione e tirare le orecchie al resto d’Italia – con il comunicato apparso ieri sul sito ufficiale della società: “le Autorità Sanitarie (…), con tre provvedimenti di sabato 3 ottobre 2020, (…) imponevano non solo l’obbligo di dimora, ma anche il divieto di trasferimenti e di viaggi, come previsto dalla normativa vigente”. Il Napoli, relativamente ai componenti del gruppo squadra, si comportò dunque in maniera integerrima per preservare la propria salute e per ridurre la velocità della diffusione del contagio da Coronavirus.

Chiariamo un attimo cosa si intende per “caso stretto” in questo contesto: un contatto con positivo nelle 48 ore precedenti la data di esecuzione del tampone, con obbligo di quarantena della durata di 10 giorni dall’ultimo contatto. Giusto un esempio: Milan-Juve giocata a San Siro domenica sera è un evidente assembramento posto in essere da soggetti che negli ultimi giorni erano stati a stretto contatto con positivi al Coronavirus, Alex Sandro e Cuadrado da un lato, Krunic e Rebic dall’altro. Però, sia concessa parentesi a seguire, questo discorso dovrebbe valere sempre e comunque. O no? Ricostruiamo.

Zielinski si sottopone a tampone l’1 ottobre, comunicata positività il 2 ottobre, Elmas si sottopone a tampone il 3 ottobre, risulta positivo nella stessa giornata. Il Napoli, come da report pubblicati (ma poi alcuni di questi magicamente scomparsi, seppur ripresi da testate sia locali che nazionali) sul sito ufficiale, si è allenato ininterrottamente dall’1 al 4, con anche Zielinski ed Elmas prima della loro positività. Poi il caos dei giorni 5 e 6 ottobre, e via regolarmente in campo a partire da giorno 7. Uno più bravo del sottoscritto a questo punto direbbe “la domanda nasce spontanea”: nei giorni successivi al 2 ottobre, ha più valore il protocollo FIGC, o hanno gerarchicamente più peso sempre e comunque le “normative vigenti delle Autorità Sanitarie”? Perché, “se sbaglio, mi corrigerete”, dalla lettura dei fatti (!) sembrerebbe che il Napoli abbia prima violato le normative vigenti per poi non presentarsi all’Allianz Stadium per la partita contro la Juventus.

La chiusura perfetta del cerchio sarebbe una sola: la non omologazione di Milan-Juventus 1-3 per evidente errore tecnico dell’arbitro e del VAR a ruota. Bentancur andava espulso…


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