I muscoli del capitano

Guarda i muscoli del capitano, tutti di plastica e di metano.
Guardalo nella notte che viene, quanto sangue ha nelle vene.
Il capitano non tiene mai paura, dritto sul cassero,
fuma la pipa, in questa alba fresca e scura
che rassomiglia un po’ alla vita.” *

 

Quanti capitani ha questa Juve?
Dietro al numero 1 dei numeri 1 che sfida l’Europa e il tempo c’è il volto bagnato di lacrime e sudore di Chiellini, Barzagli un altro che quella fascia con la C l’ha tatuata dentro.
Poi c’è l’argentino col numero 9, quello che gioca per la squadra, affamato di gol ma non tanto da far morire di fame gli altri 10 con la stessa maglia, Gonzalo Higuain che si carica l’attacco sulle spalle e parte alla conquista di Wembley.

C’è molto di suo nella serata londinese che inizia come un incubo e si trasforma in 3 minuti (molto meno di una fase rem) nel più dolce dei sogni:
La Juve soffre, cade nel torello che il Tottenham gioca a velocità doppia, va sotto col tocco sporco di SON, un (altro) coreano che minaccia.
In mezzo a sta baraonda senza fine Higuain fatica, corre a vuoto, tocca pochi palloni e tutte le sue iniziative finiscono nel vuoto.
È qui che si prende e si mette la fascia al braccio, opposto a dove già stringeva quella nera per un altro capitano, Astori.
Higuain non molla, in un momento dove la CL 2017/18 sembrava repertorio, gioca più forte, alza il volume, ricorda alla squadra che ancora è possibile l’impresa nel tempio del football in casa degli inventori di questo sport: come dire di presentarsi in paradiso a fare miracoli, SI PUÒ FARE.

In questa cerimonia laica al minuto 64 avviene la trasfigurazione:
Higuain riceve a mezz’aria un pallone crossato forte da Lichtsteiner e smorzato dalla capocciata di Khedira. La tocca di esterno, non era facile, ma è perfetto, sublime, rovescia l’ordine delle cose e apre un’altra partita.
Nei secondi successivi al gol Gonzalo Higuain fa una cosa da capitano: non esce dalla partita, non perde tempo, resta sul pezzo, corre in porta a prendersi quel pallone, se lo mette sotto braccio correndo verso il centrocampo. Un grido voltandosi verso i tifosi, unica concessione all’esultanza ma senza perdere tempo perché non c’è un secondo da buttare c’è esclusivamente una partita da vincere.
C’era anche il 4 dicembre 1994, Juventus Fiorentina, coi viola di Ranieri in vantaggio per 2-0 e anche quella volta ci pensò il capitano Gianluca Vialli, anche lui con la maglia numero 9 a riprendere per i capelli una partita che sembrava persa.
È suo il gol del 1-2, è sua la corsa in porta a riprendersi il pallone, pochi minuti dopo è suo il raddoppio per un 2-2 che sembra già miracoloso, ma non basta , perché alla Juve non basta mai, e quindi corsa a centrocampo con gesto della mano a richiamare i compagni, perché c’è una partita da vincere e bisogna provarci fino alla fine.
Il resto è storia, 24 anni fa come ieri, coi numeri 9 a tirare la squadra e illuminare la strada per prendersi 3 punti in campionato o restare fortemente dentro la competizione più importante, al tavolo delle migliori 8.
Serviva un capitano, la Juve ne ha tanti, da ieri uno in più.

 

*  I muscoli del capitano – Francesco De Gregori