Ehi, moviolari di tutta Italia, dico a voi

di Massimo Zampini |

Juve-Porto è un perfetto esempio – l’ennesimo – per spiegare bene, ancora una volta, il mio pensiero sugli arbitri e sull’ipocrisia sul tema dei media e dei tifosi avversari. La premessa, ovviamente, è che la questione può vagamente cominciare a interessarmi 72 ore dopo l’eliminazione, dopo avere finora pensato e dibattuto esclusivamente sui nostri errori, sui tre tempi su quattro concessi agli avversari, sulla confusione vista per buona parte dei due match.

Ora, quindi, passiamo al resto, cioè al tema (solitamente) caro a chi ci sta intorno.

  • Per me c’è solo un errore arbitrale netto all’andata. Sul resto (rigore per loro, rigore chiesto da Ronaldo al ritorno) si tratta al più di decisioni discutibili, come su qualche fallo qua e là (tra cui, ci spiega Marelli, il giallo a Rabiot trenta secondi prima del loro gol, per un intervento corretto sul pallone). Insomma, ai miei occhi, poca roba. Che sparisce di fronte ai nostri errori, alle mille occasioni che abbiamo avuto per portarci a casa la qualificazione nonostante i nostri approcci molli.
  • Quindi, tradiamo lo stile Juve se ne parliamo? È vietato? Siamo gli unici a non poterne parlare, solo perché i rivali ci dicono che non possiamo parlarne? No, affatto. Lo stile non c’entra nulla: viene tradito solo se diventiamo complottisti come i nostri competitor. Per quanto mi riguarda, si può parlare di tutto: pali, infortuni, arbitri, episodi. Tuttavia, disquisire per ore, settimane o anni di un palo o di un infortunio mi sembra poco utile. Stesso ragionamento per la decisione arbitrale. Meglio parlare di cosa hai sbagliato e puoi migliorare, no? Personalmente lo trovo più utile, come regola di vita e non solo da tifoso. Quindi, se in un ragionamento più articolato, tra le ragioni empiriche per cui è uscita la Juve metti anche arbitri e qualche giocatore non al meglio, o il palo di Cuadrado al 93esimo (ma un palo lo hanno preso anche loro, eh), è perfettamente legittimo. Se li utilizzi per rispondere agli amici complottari per dimostrare ancora una volta che capita a tutti, ma qualcuno ne fa una lagna infinita e qualcun altro no, fai benissimo. Se però vuoi scendere in profondità e capire davvero, le ragioni a mio parere sono altre, che dunque meritano un maggiore approfondimento: nelle prime 72 ore post partita, quegli episodi non trovano spazio tra i miei pensieri sull’eliminazione. E lo stile non c’entra nulla: si tratta di sostanza, non di forma.
  • Questo per quanto riguarda il mio pensiero. Ora passiamo agli altri: se a noi che la pensiamo così si richiede giustamente coerenza, e quindi è corretto e naturale che nei nostri tweet post partita, negli articoli e o dibattiti concediamo al discorso arbitrale uno spazio residuale, la stessa coerenza però andrebbe preteso dagli altri. Ora, dunque, fratelli moviolari e complottisti italiani, tifosi rivali e media, teorici del “tu dammi il rigore/secondo giallo/gol e cambia tutto”, fanatici de “lo scudetto di Turone, di Iuliano, di Muntari, di Pjanic”, addirittura in un torneo da 38 partite, cos’è questo pudore di fronte a un errore certo e ad altri due o tre casi andati comunque nella stessa direzione, in un confronto diretto di due sole partite equilibratissimo e finito ai supplementari? Non c’è più la sudditanza, il peso della maglia, l’arbitro che indirizza le partite, le qualificazioni e forse la vita intera? C’è solo la Juve che doveva fare meglio, il non avere sfruttato a fondo la superiorità numerica e il fallimento Ronaldo (sob)? Siete finalmente diventati come noi, che analizziamo le partite e non viviamo per rinfacciare gli episodi? Benvenuti tra gli amanti del calcio e non dei veleni, delle allusioni, delle malignità, dei complotti: qui sul carro, in questi decenni, si stava davvero troppo larghi.