In fondo Moratti ha ragione, allora era una truffa

di Fabio Giambò |

Calciopoli è un argomento ciclico, forse anche seccante per qualcuno: tanti se non tutti gli addetti ai lavori nel mondo del giornalismo, praticamente la totalità nel mondo del tifo anti-juventino, sponda nerazzurra in particolare, ed addirittura anche una buona fetta di presunti bianconeri. Non possono esistere presente e futuro, però, se non si conosce il passato, come evidentemente sembra disconoscerlo Massimo Moratti, presidente dell’Inter proprio all’epoca dei fatti. Diamo per buona la sua mancanza di memoria, perché sennò non si spiegherebbe altrimenti la sua uscita odierna sulle pagine de La Gazzetta dello Sport: “C’è una leggerissima differenza. Allora si trattava di una truffa, qui di un virus che ha paralizzato il mondo”, in risposta all’implicita presa di posizione di Andrea Agnelli sull’eventuale assegnazione dello scudetto 2020 alla Juve, non gradita dal presidente bianconero.

Facendo quel passo indietro, che non si può non fare quando appunto si leggono parole come quelle dell’ex patron interista, e volendo mettere totalmente da parte tutto ciò che ha a che fare con l’operato di Moggi e Giraudo, ed in generale con la Juventus in quel triste periodo, volendo dare per buona la tesi del peggior nemico della Vecchia Signora, permangono comunque alcuni quesiti che tornano a galla ogni tot, e ai quali ancora nessun adepto morattiano si è degnato di dare risposta dopo quasi 15 anni. E’ facile riempirsi la bocca di parolone quando non vengono poste domande che sarebbero ovvie, è elementare specchiarsi in smoking bianco se nessuno mette in evidenza quello che sembra non essere mai esistito. Ci si riprova, senza grossa fiducia, anche perché sarebbero quesiti retorici, ma prima o poi…

E’ vero che…

… Facchetti aveva un rapporto con Nucini molto particolare tanto da proporgli di fargli da “cavallo di Troia”?

… Facchetti chiamava i designatori per pressarli a far rompere l’equilibrio dello score di uno di questi nei confronti dell’Inter?

… Facchetti chiamava i designatori per far si che all’Inter la arbitrasse quell’arbitro anziché quell’altro, tanto da andare a “suggerire” di trovare un escamotage in sede di sorteggio?

… Facchetti andava a cena con i designatori?

… la dirigenza nerazzurra veniva a sapere i nomi delle designazioni prima di chi è stato condannato in sede sportiva per identiche faccende?

… la dirigenza nerazzurra ha offerto ad un arbitro in attività un lavoro extra-calcistico in cambio di collaborazione interna nel mondo arbitrale?

… la dirigenza nerazzurra ha regalato maglioni di cachemire e kit d’allenamento agli arbitri?

… un ex-guardalinee ha dichiarato in aula di aver detto ai carabinieri di aver ricevuto pressioni per modificare il referto arbitrale di una partita dell’Inter, in modo tale da alleggerire la posizione di Cordoba, ricevendo come risposta dagli inquirenti “l’Inter non ci interessa”?

… la dirigenza nerazzurra ha fatto pedinare illegalmente fornendosi del servizio sicurezza Telecom (e non solo) propri tesserati e dirigenti di squadre avversarie?

… la dirigenza nerazzurra per parecchi anni ha modellato ad arte il proprio bilancio per non avere problemi con le iscrizioni ai campionati?

… un giocatore clandestino ha giocato un campionato intero con documentazione falsa senza che all’Inter fosse attribuito un punto di penalizzazione come il regolamento avrebbe previsto?

Riecheggiano con suono infernale quelle parole: “Allora si trattava di una truffa”. Senza andare oltre.


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