Segna sempre Morata: il centravanti che risolve problemi

di Mauro Bortone |

morata arthur

Ancora una volta Alvaro Morata: la doppietta della punta spagnola, che arriva in occasione del 100esimo gettone con la maglia della Juventus, risulta decisiva per il prezioso successo in terra ungara ai danni del Ferencvaros così come lo era stata nella partita d’esordio, nella delicata trasferta di Kiev.

La prestazione in Champions League, dove Morata ha svolto la funzione di grimaldello che prima scardina la resistenza della difesa avversaria (a dir il vero a tratti fragile e imbarazzante) e poi mette in cascina il risultato con il gol del due a zero, si aggiunge a quella di corsa e volontà sfoderata contro il Barcellona, dove, seppur nella sconfitta amara, era stato il migliore della squadra.

Alvaro oggi è come Mr Wolf in Pulp Fiction: risolve problemi in una squadra ancora in costruzione e con molte pedine fuori gioco per via di infortuni e condizioni fisica. Col suo atteggiamento in campo e coi numeri d’inizio stagione sta cancellando tutti i dubbi di quanti avevano a lungo sognati che, al suo posto, là davanti ci fosse uno tra Suarez e Dzeko: Morata si sta dimostrando il finalizzatore che serviva e mancava a questa rosa, incarnando per spirito una “bandiera” seppur di ritorno col cuore bianconero.

L’amore per la Juventus, infatti, traspare in ogni giocata, nell’abnegazione sul rettangolo del gioco e persino nell’altruismo eccessivo che lo porta a metà del primo tempo, solo davanti al portiere a cercare l’assist per Cristiano Ronaldo; è un giocatore che ha raggiunto anche una maturità mentale e una tranquillità evidenti, come rivela a fine partita nelle interviste parlando del suo “percorso”: “Non ho più vent’anni – afferma – tutto quello che ho passato in carriera mi è servito per imparare, ora sono più completo”.

Il bottino della sua stagione sono già 6 gol e 2 assist in sette partite, di cui 4 in Champions in tre gare: con la Juve sono 33 gol e 20 assist in 100 apparizioni con 23 presenze in Champions e 11 gol, a dimostrazione che, nelle notti di Coppa, Morata non ha perso il tocco magico.