Morata, più che un numero 9: le stats del biennio bianconero

di Alex Campanelli |

Una stagione in continuo crescendo, partita con l’infortunio nei primi giorni di allenamento e terminata con la raffica di gol pesantissimi in Champions League, un’altra più travagliata ma comunque positiva, tra equivoci tattici e digiuni dal gol ma anche reti importantissime e prestazioni maiuscole, soprattuto in Europa. In quest’ultima annata il giudizio di critica e tifosi su Alvaro Morata è stato più che vario: c’è chi lo ritiene un incompiuto che non segnerà mai tanti gol, chi non se ne sarebbe privato per nessun motivo al mondo, chi lo avrebbe voluto titolare al posto di Mandzukic e ancora chi pensa che per la Juventus sostituirlo non sarà poi così difficile. Proviamo a dare un giudizio obiettivo dell’operato di Alvaro nel suo biennio bianconero attraverso alcune statistiche riguardanti tutte le competizioni, con focus finale sulle sue prestazioni in Champions League.

Considerando Serie A, Champions League, Coppa Italia e Supercoppa Italiana, Alvaro Morata è sceso in campo in 93 occasioni, segnando 27 gol e servendo 16 assist; in pratica un gol ogni tre partite e mezza, allargando il tiro possiamo affermare che Alvaro ha segnato o fatto segnare ogni due gare e rotti. Numeri buoni ma non esaltanti, che però non tengono conto del reale minutaggio di Alvaro in bianconero: degli 8370 minuti effettivi delle 93 gare sopra menzionate, l’attaccante spagnolo ne ha giocati poco più della metà, appena 4679′. Rapportate ai minuti effettivamente disputati, le sue statistiche dipingono un quadro decisamente più veritiero, che rende meglio l’idea dell’impatto devastante dell’attaccante iberico sui match: Morata è andato a segno ogni 173′, più di un gol ogni 2 partite, mentre considerando i 43 gol+assist possiamo constatare che il numero 9 ha segnato o fatto segnare ogni 108′. In sintesi, un gol o un assist ogni partita e spiccioli.

Andiamo a dare un’occhiata a qualche deep data, riguardante però solamente Serie A e Champions League: Morata tenta il dribbling in media 2,1 volte a partita, con 1,08 dribbling riusciti a gara, in pratica poco più della metà di quelli totali. Un fondamentale da lui utilizzato non spessissimo, nonostante sia dotato della giusta rapidità di gambe e di passo (citofonare Alaba, Benatia e Kimmich), col quale sicuramente potrà prendere più confidenza nel tempo. Abbastanza bassa la sua media tiri a partita, poco meno di 3 conclusioni a gara, decisamente migliorabile anche il rapporto gol/tiri totali, con una rete ogni 6,8 conclusioni. Ottimo invece il contributo di Alvaro per quanto riguarda le occasioni create: nei 4055 minuti disputati tra Serie A e Champions League Alvaro ha servito 67 key pass, uno ogni 60′, una media da rifinitore più che da prima punta.

Chiudiamo con le statistiche difensive: la proverbiale indolenza di Morata emerge quando si vanno ad analizzare i tackle vinti, appena il 27% del totale, i duelli vinti, 44% in Serie A e 53% in Champions League, e i duelli aerei vinti, 44% in Serie A e 56% in Champions. Questi ultimi numeri illustrano bene la differenza d’approccio di Morata tra campionato e Champions, come se la musica della competizione europea più importante risvegliasse in lui la voglia di dare il meglio.

Cosa perde dunque la Juventus con l’addio di Alvaro Morata? Sicuramente perde un giocatore capace di incidere dal 1′ così come a partita in corso, un attaccante che, al netto dei periodi di pausa, è capace di andare in gol da solo o far segnare con continuità i compagni, al quale mancano “solamente” un pizzico di freddezza in più sotto porta e un atteggiamento meno indolente nelle partite meno complicate per diventare uno dei calciatori (non un attaccante, ma un giocatore in senso assoluto) migliori al mondo. Ad oggi sappiamo rispondere solo ad una domanda: no, sostituirlo non sarà affatto facile.