Alvaro Morata, il passato è passato (cit.)

di Silvia Sanmory |

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“Il passato è passato…” (Alvaro Morata)

Giorni fa leggendo la rassegna stampa nelle ore precedenti la sfida Atletico – Juventus, riflettevo sul fatto che così come nella vita anche nel calcio ci sono ex ed ex.

Ci sono quelli che a distanza di tempo ancora diventano languidi pensando a quello che fu e ci sono i cinici che non si inteneriscono di certo se mentalmente visualizzano un flashback.

Calcisticamente parlando, alla seconda categoria a prima vista e un po’ frettolosamente ho pensato appartenesse  Alvaro Morata che, senza tante moine, ci ha avvisati: “Se vado a rete, esulto” aggiungendo: “Lo devo ai tifosi dell’Atletico”.

Poco importa se sono gli stessi che al suo arrivo lo hanno pesantemente fischiato ed accolto con ondate di gelo polare in quanto ex-Real, un mezzo traditore insomma, un rappresentante dell’altra sponda del football madrileno, un affronto avere in squadra uno che ha giocato con i “nemici” vincendo nove titoli in cinque anni…

Ostacolo aggirato brillantemente da Morata confidando alla stampa (e confidando nella stampa…) in svariate occasioni di essersi adattato rapidamente ai ritmi dell’Atleti, di sentirsi uno di loro da sempre (complici le giovanili in quel club), di sentirsi uno di loro ancora prima di firmare e soprattutto che “il passato è passato…”.

Il passato è passato.

E quello di Alvaro sui vari campi da calcio è composto di luce e di ombre, di folgorazioni inaspettate, memorabili ed implosioni ed inconstanza. 

Come non citare Maurizio Sarri, tecnico del Chelsea, che tempo fa dopo averlo escluso da una partita ha dichiarato lapidario: “Morata in tribuna? Si, non ci serviva”. Si parlava di lui già in termini di archiviazione, un calciatore che non trova la propria dimensione, oscurato dai fuoriclasse, quelli veri; e invece Alvarito si riaccende in poche settimane e guarda caso nelle ultime 4 giornate di Premier League segna altrettante reti decisive.

Storia che si è ripete con l’Atletico, club al quale è arrivato dopo mesi di risultati non eclatanti per quanto riguarda il rapporto partite giocate – gol realizzati; ed invece tac, il Bell’Addormentato apre gli occhi e rimonta con tre reti in Liga e la rete assestata in Champions, archiviata dal VAR per fallo su Chiellini.

Se osserviamo il suo biennio in bianconero lo schema si ripresenta e attesta il fatto che Morata non è forse un top player ma è temibile nelle sfide secche, più che temibile, esplosivo. Mentre cerco di ricacciare qualche pensierino non proprio tranquillizzante sulla sua prossima venuta allo Stadium (ma non datemi troppo retta, tendo ad essere eccessivamente ansiosa…) ripenso che Morata è stato per noi l’uomo che in coppia con Tevez ci ha trascinati verso il sogno Champions del 2015; l’uomo che ci ha permesso di tornare a giocare una finale della Coppa dalle Grandi Orecchie dopo 12 anni da Manchester.

E’ lui ad aver segnato i due gol al Borussia Dortmund negli Ottavi di finale; è sempre lui ad aver raggelato il Real Madrid (e i tifosi inferociti con lui) segnando il gol qualificazione, Bernabeu con i blancos increduli seduti a terra, l’inno del Real che pare una beffa, e i bianconeri esaltati alla massima potenza, con Chiellini che si esibisce a mò di gorilla: Bye bye Real, noi andiamo a Berlino.

Sarà ancora una volta Morata nella finale contro il Barcellona a segnare l’unica rete bianconera di quell’amaro 1 – 3, nessun gorilla che festeggia, le lacrime di Pirlo ad imperitura memoria per noi tifosi.

Il passato è passato. Ma a volte porta un pò di nostalgia.

Chissà se il nostro ex dal core ingrato che afferma freddo “non devo certo dire io che grande squadra è la Juve, un rivale durissimo ma ora devo solo concentrarmi” in fondo non ricorda con rimpianto il dopo Cardiff, quando sembrava vicino al Milan, e ripeteva che in Italia per lui c’era solo la Juventus…

Un pò di nostalgia l’abbiamo anche noi vista la sua predilezione nel centrare le partite secche che spesso invece ci sfuggono…Martedì Morata arriverà a darci battaglia a braccetto del suo nuovo amore rojiblancos che tra l’altro punta molto su di lui.

Non so come finirà  ma  mi piace notare che un po’ di sentimento per i colori bianconeri lo nutre: “Se andrò a rete a Torino cercherò di contenere l’entusiasmo” ha detto ad “As”.

Noi, in caso opposto, non possiamo prometterti la stessa cosa Alvarito.