Morata può tornare a essere Morata?

di Jacopo Azzolini |

Negli ultimi anni, Londra sponda blues è divenuta un luogo importante per quanto riguarda il mercato bianconero, con trattative volte a far tornare giocatori che a Torino avevano fatto benissimo. Dopo Juan Cuadrado, Alvaro Morata è un nuovo nome caldo, uscito conseguentemente anche rispetto alla possibilità che la società rifletta su Higuain nel caso arrivassero offerte adeguate. Dopo un’annata chiusa molto male (un solo gol nel 2018) e culminata con l’esclusione dai 23 convocati per Russia 2018, è verosimile pensare che lo spagnolo abbia voglia di rilanciarsi con la casacca bianconera.

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Chi scrive questo pezzo è un fan di Morata della primissima ora, che ha sempre adorato la sua iper verticalità e la capacità di “spaccare” le difese avversarie quando riceve palla fronte alla porta, con una progressione che diviene un vero e proprio crack nelle partite di coppa. Dopo lo strepitoso 2014-2015, non apprezzai a pieno il modo in cui venne utilizzato da Allegri nella stagione successiva, perché utilizzare Morata come ala/punta di raccordo vuol dire castrarne le qualità, richiedendogli un lavoro associativo per nulla nelle sue corde.

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Dopo un’annata in chiaroscuro con Zidane (tanti gol decisivi ma utilizzato come comprimario), ero felicissimo quando seppi che avrebbe giocato al Chelsea come sostituto di Diego Costa. Prima di tutto perché reputavo la Premier un contesto ottimo per veder esaltate le sue doti; e poi perché sarebbe stato allenato da uno dei primissimi tecnici di campo del mondo. Credevo quindi che (finalmente da titolare) potesse migliorare molto, e consacrarsi definitivamente con una stagione di altissimo livello.

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Purtroppo, al netto di qualche upgrade nei movimenti negli ultimi metri alle spalle della difesa avversaria, vedo un Morata per nulla migliorato in quelle che erano (e sono) le sue più grandi lacune, ahimè abbastanza gravi per un attaccante di alto livello: giocare spalle alla porta, duelli fisici, decision making, associatività e capacità di dialogo nello stretto. Senza contare la sua fragilità emotiva, con diversi periodi durante l’anno di scarsa convinzione che lo porta a tempi prolungati in cui non riesce letteralmente a segnare, divorandosi gol impossibili (anche a causa di una tecnica non irreprensibile per quanto concerne la finalizzazione).

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Insomma, se persino in questa stagione, in un contesto che sembrava cucito su misura per lui, ha sofferto così tanto mi viene da pensare che forse ha limiti incolmabili se lo si pensa come titolare in un top club, e che probabilmente non sarà quel crack assoluto che mi auguravo. Si deve partire da questa premessa prima di ipotizzare Morata alla Juve o in un qualsivoglia top team. Perché non esiste tifoso o allenatore che non vorrebbe un profilo di questo tipo in rosa, calciatore che come pochi altri ha le caratteristiche “di coppa”, quelle che in gare di Champions ti fanno la differenza, una su tutte quella di ribaltare il fronte d’attacco (viene in mente la celeberrima gara di Monaco). Un conto è vederlo come jolly spaccapartita, un conto è pensare di vederlo come titolare post Higuain. Lasciando perdere il numero di gol, quest’anno l’argentino ha svolto un lavoro immenso per quanto riguarda la legatura dei reparti e l’agire da raccordo/regista offensivo, sopperendo alle lacune del centrocampo e divenendo uomo squadra come mai in carriera.

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Va da sé che, parlando dal punto di vista tattico e accantonando un attimo le già citate lacune di personalità, Morata non sia in grado minimamente di assolvere a tali compiti, di conseguenza bisognerebbe modificare le caratteristiche tecniche della squadra per richiedergli cose più consone per quelle che sono le sue doti.

In sintesi, è un giocatore che nella mia squadra vorrei sempre. Ma, per un top club,  oggi sarebbe un azzardo molto grosso impostare una stagione da 50 e più partite con Morata come centravanti, perché non hai garanzie né tecniche né caratteriali. Di contro, per rimettersi in gioco, va considerato come per lo spagnolo forse oggi non esista posto migliore della Juventus. E, per un atleta che ha spesso peccato di fragilità, questo non è un aspetto da sottovalutare.