Morata centravanti, rapace e altruista: azioni e statistiche

di Alex Campanelli |

Serve almeno un altro indizio per fare una prova, ma indubbiamente la seconda doppietta in 5 giorni firmata da Alvaro Morata, che in campionato non segnava dal 4 ottobre contro il Bologna, spinge il centravanti un po’ più vicino al tanto abusato termine “rinascita”. Paradossalmente, le due reti siglate sono le cose meno interessanti della partita di Morata, che dopo due buone prove da seconda punta (in appoggio a Zaza contro la Lazio, a supporto di Mandzukic mercoledì contro l’Inter) si è dimostrato convincente anche nel ruolo di centravanti, interpretato in maniera assolutamente atipica.

morata 9 heatmap

La heatmap di cui sopra sintetizza bene un concetto spesso abusato dai cronisti, ma in questo assolutamente appropriato: per tutti i 90′ Morata non ha dato alcun punto di riferimento alla malcapitata difesa del Chievo. Lo spagnolo, punta centrale solo in teoria, ama spingersi sino alla propria metà campo per giocare palla coi compagni e poi partire in velocità, preferibilmente sulla corsia sinistra, per accentrarsi e cercare il tiro o creare superiorità numerica saltando il diretto marcatore sulla linea di fondo. Se l’azione si sviluppa lungo le corsie laterali senza il suo contributo, ecco che Alvaro si comporta in maniera più simile a un centravanti vero, come in occasione del primo gol; da notare come rispetto a Mandzukic preferisca, per ovvi motivi, inserirsi in velocità sulla traiettoria della palla piuttosto che cercare il corpo a corpo.

Analizziamo in maniera approfondita le due reti segnate: Morata si apposta dietro a Frey, davvero poco attento nell’occasione, e affonda verso la porta solamente quando intuisce che Lichtsteiner sta per andare al cross. Lo svizzero mette in mezzo un traversone radente e violento indirizzato sul secondo palo, quasi da calcio a 5; quando Frey si accorge di Morata è già troppo tardi, e lo spagnolo non può fare altro che correggere in rete siglando l’1-0.

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Più elaborata la manovra che porta al gol del raddoppio: ad avviare l’azione è proprio Morata, che “sbatte” letteralmente contro la difesa del Chievo, la palla viene recuperata da Dybala che serve Khedira inseritosi sulla sinistra, il tedesco mette in mezzo un intelligentissimo pallone con l’esterno, sul secondo palo c’è ancora Alvaro che firma il 2-0. Grave in questo caso l’errore della retroguardia clivense, che segue lo sviluppo dell’azione a sinistra disinteressandosi quasi totalmente dello spagnolo; Morata se ne accorge e si apposta dietro al disattendo Cacciatore, appoggiando in rete un gol facile facile.

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Detto delle due reti, passiamo alla parte probabilmente più succosa, quella relativa ai key pass: Morata ha creato tre occasioni da gol, il migliore dopo gli scatenati esterni Alex Sandro e Lichtsteiner, tutte e tre nitide e meritevoli di maggior fortuna. Il primo key pass è il cross al bacio da destra, dopo aver magistralmente controllato un pallone nonostante la pressione dei difensori del Chievo, che trova Alex Sandro solissimo al limite dell’area, col brasiliano che spara alto. La seconda occasione creata è un servizio in contropiede per Dybala al 21′, che senza successo tenta il cucchiaio, mentre la terza e ultima è forse la più nitida: partita praticamente finita, Pogba riceve di tacco il gran lancio di Bonucci e coglie la traversa a Bizzarri battuto, Morata recupera caparbiamente il pallone e serve l’accorrente Dybala, che da ottima posizione calcia a lato. Efficacia in tutte le zone del campo, altruismo e precisione nel servire i compagni, giocate individuali fini a sé stesse totalmente rimosse: più che coi gol, il ritorno di Morata ai livelli che gli competono si spiega così.

Buone anche le altre statistiche della partita di Morata: lo spagnolo ha calciato in porta 4 volte, centrando lo specchio in 3 occasioni, ha subito 3 falli e completato con successo il 78% dei passaggi nella metà campo avversaria. Ancora migliorabile il suo apporto in fase difensiva (5 duelli vinti su 13), anche se va elogiata la sua buona volontà nei ripiegamenti, sebbene non possegga l’efficacia di Mandzukic nel recuperare palla, mentre l’aver perso il possesso di 3 palloni è un fondamentale, forse dovuto alla troppa sicurezza, su cui deve assolutamente lavorare.

Un Morata ritrovato, tanto sotto porta quanto nel dialogo con la squadra, una carta importantissima per Allegri considerando che lo spagnolo è praticamente l’unico attaccante in rosa in grado di giostrare indifferentemente da prima e da seconda punta. Ritrovato, ma ancora migliorabile; serve un Morata perfetto, come tutta la Juve, per sognare anche in Europa.