Monaco sul campo: automatismi e falle

di Mattia Demitri |

Il Monaco versione 16/17 è una squadra essenzialmente diversa dalla compagine affrontata due anni or sono ai quarti di finale di Champions League; di quella squadra sono rimasti pochi giocatori e l’allenatore, che però in un paio d’anni l’ha rivoltata come un calzino: ora i monegaschi sono diventati una squadra dalla vocazione offensiva, sono il secondo attacco in Europa nel campionato domestico (92 in 33 partite – media 2,79 gol a partita).

“Non importa contro chi giochiamo: Paris Saint-Germain, Tottenham, Manchester City, o chiunque altro. Fa parte del nostro DNA giocare come facciamo sempre”  – Leonardo Jardim

La cavalcata di successi del nuovo Monaco nasce da un’identità di gioco molto forte, seppur la rosa sia corta e le rotazioni limitate non sono i singoli i protagonisti, ma il collettivo. L’aspetto corale è l’elemento costitutivo, come solo in poche altre squadre del continente. La rosa giovane permette un calcio arrembante e dispendioso fisicamente, ricco di movimenti senza palla e con intense fasi di pressing collettivo.
L’allenatore portoghese Leonardo Jardim ha un approccio olistico sia nell’intendere la squadra in campo, che nell’allenarla, i biancorossi infatti corrono tutti, non ci sono elementi di qualità privilegiati, ma anzi, sono proprio i giocatori creativi come Thomas Lemar, Bernardo Silva e Joao Moutinho a percorrere più kilometri in campo.

Jardim lascia grande libertà d’espressione ai suoi giocatori più tecnici, a patto che sia propedeutica alla performance, il pensiero di fondo è ovvio, tutti i giocatori tecnici possono giocare insieme se la loro presenza non costituisce una zavorra dal punto di vista atletico. Interrogato sui suoi metodi di allenamento ha risposto:

“Ho sempre creduto nel lavoro atletico, tattico e tecnico svolto insieme. Non si possono separare queste cose; questi tre aspetti dovrebbero essere sempre fatti contemporaneamente”

Il Monaco si schiera sempre con un 4-4-2 ortodosso, a zona, un modulo che se interpretato al meglio rappresenta tuttora la migliore soluzione tattica per giocatori moderni, concettualmente all’avanguardia. I 6 giocatori centrali, 2 per reparto coprono il 60% del campo, i 4 giocatori in fascia il restante 40%.

La squadra è allenata a cominciare la manovra dalla difesa ma Glik, Jemerson e i due laterali non operano mai giocate troppo avventurose, il gioco inizia veloce e sicuro con passaggi corti e semplici.

I terzini Mendy e Sidibé sono rocciosi e di gamba ma non molto tecnici. Se c’è la possibilità vanno in sovrapposizione senza palla con possenti scatti fin dalla difesa, questo però non succede spesso perchè in genere le azioni del Monaco sono rapide e brevi, e quindi per lo più agiscono nei primi due terzi di campo, con Sidibé più coinvolto del compagno.

I due mediani Fabinho e Bakayoko fungono da diga per spezzare sul nascere le azioni avversarie andando a recuperare i palloni sporcati dal pressing dei 4 giocatori offensivi. Sono entrambi alti e possenti, accompagnano in avanti senza inserirsi, più che altro sostengono l’azione come opzioni di scarico facili per un riciclo immediato del pallone o per una conclusione a rimorchio. Durante la costruzione dal basso anche loro si limitano a giocate pragmatiche.

Sulle fasce comincia la magia, a Bernardo Silva e Lemar arrivano tutti i palloni affinché accendano l’azione con gesti tecnici di alto livello, velocizzandola, la regia della fase offensiva passa perciò dagli esterni, in controtendenza con quanto di solito si vede in giro per l’Europa. Le due ali hanno compiti alternativamente speculari, mentre uno stringe ricevendo o portando palla per orchestrare la manovra, l’altro è sempre attento ad attaccare la difesa sul lato debole facendosi trovare spesso libero per lo scarico decisivo. È con questo scolastico ma efficace dispositivo che il Monaco riesce a generare continuamente situazioni di superiorità posizionale in fascia. In queste situazioni localmente favorevoli sono poi bravi a muoversi e a triangolare i 4 offensivi, arrivando spesso e volentieri, con poche iterazioni, a una conclusione particolarmente redditizia, spesso in seguito a un cross. Triangolare e non duettare, già perchè la ricerca del terzo uomo è un assioma per Jardim ed ogni giocatore è preparato a scattare per diventarlo, anche lontano dal pallone.

I due attaccanti partecipano a questa frenesia di movimenti e scambi veloci muovendosi molto e in modo indipendente lungo tutto il fronte offensivo, scambiandosi talvolta anche con gli esterni. Non si muovono come una coppia complementare ma come vere e proprie punte di movimento, indipendenti e autosufficienti; nell’ultimo terzo di campo le mansioni dei 4 offensivi sono praticamente identiche.

Nello scontro al vertice contro il Nizza, una delle migliori prestazioni del Monaco, risulta particolarmente efficace la combinazione tra la qualità nella distribuzione dei due esterni, e l’intelligenza dei movimenti senza palla degli attaccanti, specialmente Falcao.

In fase difensiva i 4 offensivi (ali e punte) vanno a pressare il palleggio avversario cercando di provocare l’errore mentre il resto della squadra accorcia in avanti mantenendo rigidamente le posizioni della zona. A metà campo la diga formata da terzini e mediani rastrella tutto ciò che i 4 davanti riescono a sporcare, seconde palle vaganti, palle alte (Sidibé, Bakayoko, Fabinho e Mendy sono alti in media 185 cm)… e caviglie in caso qualche illuso riuscisse ad uscire in dribbling.

Nelle fasi difensive prolungate i due esterni ripiegano nel classico 4-4-2 mentre gli attaccanti, soprattutto Mbappé, a seconda dell’avversario, possono anche rimanere a centrocampo cercandosi una posizione difficile da marcare per una ripartenza veloce.

Nella partita contro il Lione Mbappe si è fatto trovare in fascia per la ripartenza dopo pochi minuti, per poi segnare su una situazione analoga a fine primo tempo.

Debolezze e chiavi tattiche

Il Monaco non ha sofferenze di sistema, l’organizzazione è buona e funziona ma si sa, una catena è forte quanto il suo elemento più debole, e i monegaschi hanno il loro anello debole in difesa. Jemerson è l’emblema di un reparto, la difesa, che non si può certo dire ermetico, il miglior interprete è Glik, una vecchia conoscenza del calcio italiano. Sono frequenti gli svarioni e gli errori di posizionamento, questo è quello che è avvenuto nell’ultima giornata:

Anche le riserve non sono granché, Jardim si affida sempre agli stessi giocatori, ricorrendo per variare a Germain e Moutinho, questo potrebbe far patire la fatica, a una squadra comunque giovane e che non ha dato segni di stanchezza finora.
Quando il Monaco è stato obbligato ad un uso estensivo delle riserve non ha fatto bene, ha preso di recente un’imbarcata contro il Psg, è evidente che Dirar, il giovane Touré, Raggi e gli altri siano un gradino al di sotto dei titolari.

Anche i piazzati sono un’arma temibile, un’arma però a doppio taglio.

I ragazzi capitanati da Falcao sono tanto bravi ad attaccare sui piazzati, quanto sono in imbarazzo nel difendervi.

La chiave del match saranno i duelli individuali, in particolare le coppie di attaccanti contro i difensori, se Higuain-Dybala contro Glik-Jemerson può sembrare un mismatch clamoroso, occhio a non sottovalutare la sagacia tecnico-tattica di Falcao e le brucianti accelerazioni di Mbappé contro Chiellini e Bonucci, che questa volta non si ritroveranno a difendere il fortino come contro il Barcelona.

Dovrebbe essere una battaglia avvincente ed equilibrata invece tra Bernardo Silva e Alex Sandro, e tra Lemar e Dani Alves. Il Monaco a differenza del Barcellona sembra fatto per esaltare i difetti della Juve, non sarà una gara facile, Allegri ha usato l’Atalanta, che gioca in modo simile ai bianco-rossi, per testare la squadra e ne è uscito un primo tempo più sofferto del dovuto.

La formazione del Monaco dovrebbe essere la solita, pur con Bakayoko e Mendy acciaccati, mancherà di sicuro Djibril Sidibé e Jardim per sostituirlo dovrà scegliere tra Touré (in dubbio), Raggi e Dirar, adattato nelle ultime occasioni da terzino.