Il momento, le polemiche, il sorteggio

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Dicembre, mese tosto, rischioso per gli infortuni quanto decisivo per le prime sentenze: chi si affretta a raggiungere obiettivi minimi, chi annaspa un po’ dopo un periodo florido di bei voti e prestazioni, chi alcuni traguardi non riesce a raggiungerli, rimandandosi a maggio.

C’è poi chi guarda da fuori e giudica, a cui non bastano tutti gli 8 in pagella, perché gli ultimi 6 hanno rovinato la media. Come la Juve che per mesi ha evoluto il suo gioco senza dimenticarsi di vincere e alle prime vittorie “difficoltose” subisce le critiche di chi teoricamente dovrebbe sostenerla.
Ingratitudine per quanto dato, mostrato e portato a casa?
È poco concepibile che dopo mesi di gioco fluido e bello da vedere, dopo mesi di sole (o quasi) vittorie, in Italia e in Europa, dopo aver banchettato a Valencia e a Manchester cosi come in italia contro 15 avversarie su 16 (tra le quali alcune dirette rivali) raccogliendo 46 punti su 48 (eguagliando storici record europei) ci si dilunghi in commenti critici riguardo al lavoro, al cammino e al gioco prodotto. O forse è proprio la bellezza vista per alcuni tratti a rendere comprensibile questa “ingratitudine”?

Sarebbe sensato comprendere come un fisiologico calo nelle prestazioni, sul piano dell’intensità agonistica incida anche a livello tecnico, a livello mentale, vero punto forte ma allo stesso tempo, in alcuni momenti troppo decisivi, debole (da anni) di questa squadra.

A volte si dimentica che i giocatori, per quanto “alieni” possano sembrare, sono essere umani. E’ impossibile reggere uno standard così elevato di risultati e contemporaneamente di prestazioni, soprattutto quando qualche stimolo viene a mancare o magari si gioca su un sintetico a -5 gradi, o su un campo ri-zollato malissimo sempre sotto lo zero. Eppure i risultati sono comunque arrivati e, anche non fossero arrivati, sarebbe stato quasi normale, sicuramente comprensibile e da accettare.
Dovrebbe essere proprio il bello del calcio e dell’essere tifoso: comprendere l’umanità di questa squadra che spesso si ammanta di efficacia quasi robotica.
Se non riesci a capire determinati momenti, determinate situazioni e a sentirti quasi parte integrante di quella squadra, anche in momenti di appannamento, ancorché vincenti, allora non ne stai facendo il bene da tifoso.

Dunque, dopo 46 punti su 48, dopo il primo posto nel girone (e altrettante critiche), arriva l’Atletico Madrid: “ebbene sì, adesso dovranno fare vedere di che pasta sono fatti”.
Il sorteggio ha sicuramente alimentato la parte del tifo più critico, quella che da anni sembra gioire per i risultati ma in modo scettico, l’Atleti sembra la squadra perfetta perché per certi versi simile a quel gioco iper-efficace, pragmatico e conservativo che gran parte del tifo condanna: se ci “abbasseremo al loro livello speculativo” rischiamo di non far trasparire la differenza di qualità, se invece avremo il coraggio e l’audacia di imporre il nostro gioco allora li elimineremo.

Ma queste sono considerazioni filosofiche diverse che esulano dal mantra juventino che è quello di vincere, prima di tutto. Nella realtà l’Atletico è il peggior avversario tra le seconde, quello con più esperienza europea, maggior organizzazione difensiva, estrema efficacia nelle doppie sfide. Non sarà facile, per niente. Chi dice che “prendere un avversario prima o dopo non cambia nulla, tanto vanno affrontate tutti se vuoi alzarla” sbaglia: è una frase che si, serve a motivare, ma chi mastica e respira calcio sa che ci sono periodi più o meno adatti, fisicamente e psicologicamente, per affrontare un determinato avversario.

In ogni caso la marcia di questa Juventus sembra così prepotente e forte da non dar peso a ragionamenti che fino a pochi anni fa sarebbero stati scontati per settimane e mesi. Ora la squadra è preparata, forte tecnicamente, fisicamente, mentalmente e i numeri parlano chiaro, con l’auspicio è che tutti capiscano l’importanza e delicatezza di alcune fasi della stagione, e comprendano anche quando e perché la squadra non riesca a dare il 110%, pur vincendo.

Non sprechiamo quanto visto e fatto finora. Il bello, lo sappiamo tutti, deve ancora arrivare.

di Nico Domenicano