Su questo momento che non è né carne né pesce

di Simone Navarra |

allegri

Le sconfitte  della Juventus arrivano sempre in diretta, alla tv nazionale come la chiamavano una volta.

Sono schiaffi rumorosi, che si portano dietro convinzioni e annate, voglie e speranze. Ho visto squadre guidate da signori tecnici infrangersi contro onesti mestieranti del pallone, vincitori per una sola canzone, per dirla alla Sanremo. Importa? Nella storia della squadra bianconera e torinese è fondamentale?

Con semplicità e pragmatismo sabaudo si arriva a fine campionato – questa è la regola – e poi si tirano le somme. A volte si manda via un giocatore. A volte si soprassiede. L’aspetto che non si deve dimenticare è che bisogna fare attenzione all’essere Juventus, allo stare in campo e poi al risolvere una o più partite. Nient’altro.

Dicono che dopo l’incontro con l’Atletico Madrid qualcuno abbia cominciato ad immaginare una squadra differente. Con meno mezze-punte e più mediani, maggiormente italiana e giovane. Senza dubbi di sorta. Dicono che possa essere stato messo in dubbio anche il trainer, il suo gruppo di lavoro, i preparatori atletici. Dicono, in tv oppure sui giornali, che pure con 13 punti di vantaggio sul Napoli e la partita da giocare con i ragazzi di Ancelotti il campionato non è deciso, non è sicuro nulla, perché il calcio è strano ed a volte la Juventus perde. Basta metterla un po’ in imbarazzo. Casomai sotto una pioggia torrenziale, alla fine del torneo, e qualche miracolo più o meno voluto può avvenire.

Si dice che Allegri o Landucci abbiano affisso negli spogliatoi la foto di Simeone, che con gesto apotropaico saluta la segnatura dei colchoneros. Per chi scrive l’allenatore dei ‘materassai’ iberici è solo o quasi solo il giocatore che con la maglia della Lazio assestò un paio di colpi giusti in quel 5 maggio che è più bello della poesia che si insegna a scuola. Vedere Simeone o sentirselo raccontare il giorno dopo è diverso. Perché da una parte c’è lo sport e l’affermazione verso chi conosci. E dall’altra c’è lo sfottò bullesco e cafone, che cerca approvazione. Come quel vecchio giocatore che confessò una volta di poter parlar male della Juventus in televisione, ma non di altre squadre, specie del Napoli, perché gli altri tifosi non digeriscono bene le critiche.

Ad Ancelotti ho coperto le spalle in quel catino fradicio dello stadio di Perugia. Lui con la sua tuta stazzonata sembrava diventato vecchio e la squadra era come imbambolata, presa a schiaffi e con le mani legate. L’anno successivo si giocava bene, ma si cedette di colpo dopo un paio di partite andate così e in capo ad un girone che sembrava frutto di una dittatura. Nel Napoli di oggi si può vedere la Lazio di allora. Ma Ancelotti, che pure si tolse la soddisfazione di Manchester, ha una storia che può finire come vuole. E’ passata da Torino e potrebbe proprio da Torino ritrovare nuova linfa. Aspetta la rincorsa clamorosa per poter darsi una spiegazione? Può essere.

La Juventus, come la vedono in tanti, resisterà fino al ritorno con l’Atletico poi andrà di conseguenza. Quella di Maifredi dopo una meravigliosa partita contro il Barcellona, ed una esclusione clamorosa, non riuscì a completare il percorso. Quella di Ancelotti in Europa rimediò sconfitte ed espulsioni. Sembrava una banda poco affidabile, azzardò qualcuno. Quelle di Marcello Lippi prima della meraviglia di Roma, perse la Uefa con il Parma e poi perse tre Champions nel giro di 5 anni. Una enormità, aggiunse qualche altro. Siccome però siamo tutti amanti della Vecchia Signora si deve ricordare il bello ed anche quello che non funzionò.

Allegri può condurre la barca all’ottavo scudetto di fila o no? Allegri ha la forza e la sapienza tattica per farne fare un bel mucchio a Diego Costa e compagni? Allegri è un nuovo Trapattoni o va avvicendato il prima possibile? Allegri, che non ha la critica a favore riesce a rendere un blocco unico e compatto quelli della sua parte? Allegri sorride e va avanti. Anche lui per guidare una qualche squadra su altre latitudini a vittorie inimmaginabili? Come ha fatto Ancelotti? Allegri ha la dimensione del giocatore che doveva esser Platini ma poi finiva per fare la riserva a Gasperini, nel Pescara.

La sua fortuna non è iniziata, secondo molti osservatori. Si è preso quello che il destino gli ha dato. Stava in vacanza e lo chiamarono in quel Luglio che conosciamo perché Antonio Conte aveva deciso di far le valigie.

Allegri nel breve volgere di 24 ore richiamò amici e collaboratori e si mise a disposizione. Di colpo. La sua avventura è cominciata così. Non crediamo debba finire in egual modo.