Il video di Vialli e le mazzate al Real

di Silvia Sanmory |

L’imprevisto non è l’impossibile: è una carta che è sempre presente nel gioco“.
(Comte de Belvèze)


Didier come hai dormito stanotte?

Benissimo

Sei pronto per il Real?

Dipende tutto da te, lo sai“.

Scena prima, interno di un hotel in centro a Torino. E’ il 20 marzo del 1996 e a parlare sono Gianluca Vialli e Didier Deschamps, alla vigilia del ritorno dei quarti di finale di Champions League contro il Real Madrid, una delle partite più memorabili della storia di Madama impegnata a ribaltare lo 0-1 dell’andata al Bernabéu. “Dipende tutto da Vialli” non solo secondo Deschamps, sono dello stesso parere i quotidiani sportivi mentre titolano che il capitano lascerà la Juventus a fine stagione (come accadrà realmente, destinazione Chelsea).

A documentare il dialogo della mattina e le ore a seguire è lo stesso Vialli (“Sei il nuovo Federico Fellini” gli urlano i compagni), in un video racconto che parte da una camera d’albergo con un letto intatto, quello di Paulo Sousa costretto a lasciare il ritiro (durato cinque giorni) per un infortunio; prosegue con il trasferimento in pullman tra le vie di Torino, “città che ha affascinato tutti, anche i tifosi che sono giunti dalla capitale ispanica per assistere alle mazzate che stasera la Juventus consegnerà ai giocatori spagnoli“; poi lo spogliatoio, con il rito degli armadietti, le battute per stemperare la tensione, i volti noti di Del Piero, Conte, Peruzzi, Ferrara, l’adrenalina a mille a due ore dalla partita, Padovano più teso di altri che si trincera dietro il silenzio (e pensare che sarà lui a regalarci la qualificazione), l’ingresso emozionato (ed emozionante) al Delle Alpi.

Il backstage dell’incontro finisce a bordo campo: “Ci siamo, un bel respiro profondo“, mister Marcello Lippi sorridente che beve un caffè, in sottofondo i tifosi del Real che fischiano in uno stadio tutto esaurito, Vialli che dismette il ruolo di regista per indossare quello di capitano.

E si apre la seconda scena come un’indimenticabile commedia d’autore,  questa volta ripescata dalla moviola ma soprattutto dalla memoria di ogni tifoso juventino che non scorderà mai la rimonta bianconera, la prima ai danni del Real Madrid, e in particolare l’ultimo minuto del recupero.

Al match la Juventus arriva con qualche “freno” in Campionato, dal mese di ottobre non vince più due partite di seguito, dopo le prime tre vinte contro avversari modesti; invece in Coppa si qualifica ai quarti dopo quattro partite tutte vittoriose, e sembra lanciatissima verso la sua seconda Champions.

La partita non si prospetta semplice, a Madrid la squadra spagnola ci ha dominati per quasi tutto il tempo eppure, anziché essere uno spauracchio, diventa la molla per un cambio di passo decisivo; la Juventus non da tregua, Conte, Torricelli, Deschamps instancabili.

Ad aprire le marcature al 16′ è Alex Del Piero, alla sua prima stagione da titolare, con una delle sue proverbiali punizioni che filtra tra le maglie della barriera avversaria; la seconda rete arriva al 53′ grazie al diagonale mancino di Padovano, assist di Porrini, ed è la definitiva condanna all’eliminazione per i blancos.

Definitiva, si pensa e si spera, almeno sino all’ultimo minuto del recupero, con tanto di brivido: carambola tra i nostri difensori, il pallone viene intercettato da Luis Milla che arriva sino all’area di rigore e spara un tiro che finisce a pochi centimetri dal palo, Peruzzi quasi pietrificato, i tifosi ancora di più perché per un attimo pensano che quel pallone sia davvero entrato in rete.

Lippi nel post partita dichiarerà: “Ho avuto paura sul tiro di Milla“. Credo che ogni tifoso potrebbe rispondere: “Benvenuto nel club“.

Ma, brivido a parte, quella sera Madama ritrova la consapevolezza di essere grande anche fuori dal Bel Paese. In barba a quei pochi centimetri “più in qua” che non ci avrebbero fatto vincere la meritata Coppa; e in barba alle sliding doors che non sempre ci sono favorevoli…