#6lajuve perché mi aspetto molto dalla società

di Luca Momblano |

Mi aspetto molto dalla società, e non c’entra il mercato. Certo, quando diciamo la società usiamo un termine astratto: non è onnisciente, non è immanente e in particolare non è onnipotente. Però quella parola, società, assume un peso specifico particolare quando si parla di Juventus. Anche per questo mi aspetto molto dalla società.

La società qui non sono i soci. Sono gli uomini della filiera di comando. Sono i meccanismi, le dinamiche di potere, la cinghia di trasmissione dall’alto verso il basso, dove là in basso ci sono i calciatori-azienda che la Juve (forte di una sua storia e di un suo modo d’essere anche nell’industria globale del calcio) intende ancora spronare attraverso la formula novecentesca del senso del dovere. Una linea opposta all’orizzontale, ecco perché quando si dice società nel calcio si dice un’altra cosa, anzi quasi strettamente verticale: Elkann-Agnelli-Nedved-Marotta-Paratici-Allegri e Buffon in rappresentanza dei calciatori. Il settebello che, se è stato tenuto in mano, va giocato esattamente adesso.

Perché la società? Mica va in campo la società. La società però, quando è consolidata, è l’appiglio primo, unico e ultimo. Non so cosa mi aspetto e da chi esattamente, ma so che a differenza di tutti gli altri elementi la società, tantomeno questa società, si può piegare ma non spezzare. Che poi, noi, vediamo solo da fuori. Magari attraverso i vetri smerigliati e non soltanto dalla televisione e da internet, ma pur sempre da fuori.

Da lunedì a mercoledì si è visto di tutto, da Paratici come un segugio su Allegri in quel di Roma già nelle ore successive al gol di Koulibaly fino a giocatori che sono finiti in braccio ai tifosi. Poi parole, le solite, quelle ai media. Quel che conta e pesa, però, è altrove. Non più nelle idee sul campo, perché in rush finale contano soltanto più le intuizioni e ottenere il massimo sindacale da chi verrà schierato in prima linea.

Dunque mi aspetto molto dalla società e dalla sua catena silente. Mal che vada, questa volta sì, ci dovrà/potrà pensare il mercato.