"Ma con che modulo stiamo giocando?"

di Claudio Pellecchia |

Per una sorta di riflesso condizionato quando alla mezz’ora Daniele Rugani è stato costretto a lasciare il campo in luogo di Cuadrado, la prima cosa che ho pensato è stata “ok 4-3-3, con Mandzukic largo come ai tempi di Wolfsburg”. Che poi non l’ho pensato solo io, ma anche gli altri cinque amici (i soliti) con cui guardo le partite.

Sono bastasti pochi minuti a smontare l’assunto. La difesa era, ovviamente a 4, Pjanic agiva da trequartista ‘spurio’, Cuadrado giocava larghissimo a destra costringendo Dani Alves a percorrere la traccia più interna per evitare di pestarsi i piedi, Khedira e Lemina abbandonati in un limbo dal quale sembrava impossibile uscire: di fatto era un 4-2-1(largo)-1-2, con il bosniaco che in fase di non possesso faceva il quarto a sinistra di una mediana sempre più improbabile con il passare dei minuti.

“Ma con che modulo stiamo giocando?” è stata la domanda che ci ha rincorso fino al sospirato fischio finale. Perché, numeri a parte, ciò che è balzata subito all’occhio è stata la confusione, figlia della disorganizzazione, figlia, a sua volta, della desuetudine ad abbandonare il comodo e sicuro 3-5-2. Molti allenatori, Allegri compreso, vi diranno (a ragione) che non conta lo schieramento di partenza, ma l’atteggiamento. Ebbene, la Juventus di Palermo è stata quella che Brera avrebbe definito una “squadra femmina”, (auto)costretta alla difesa strenua del golletto fortunoso senza cercare la benché minima variazione sul tema. E, da questo punto di vista, la prestazione è stata di gran lunga peggiore rispetto alla sconfitta di San Siro contro l’Inter.

Poi, certo, se Mandzukic avesse concretizzato anche solo una delle tre nitide palle gol pulite che ha avuto si incenserebbero cinismo, pragmaticità, la nobile arte del massimo risultato raggiunto con il minimo sforzo.  Ma mentre contro il Siviglia l’imprecisione sotto porta poteva costituire un’attenuante, l’aver sofferto inopinatamente contro la peggiore squadra della Serie A (non ce ne vogliano gli amici rosanero) anche per non aver sfruttato le poche occasioni create costituisce un ulteriore errore da matita blu.

Difficile dire, al momento, cosa serva a questa squadra per cambiare passa, per dare continuità al primo quarto d’ora con il Sassuolo o al primo tempo contro il Cagliari. Forse è solo una questione fisica, forse dipende ancora da una mentalità troppo conservativa che sembra scritta nel DNA della vecchia guardia (leggere, per credere, le recenti dichiarazioni di Buffon e Chiellini). Quel che è certo è che la ricerca dell’equilibrio perfetto non può più essere rimandata. Perché a Palermo magari te la cavi. Nella Zagabria di turno, no.