Modello Bianco, Rosso e Verdone. O Bianconero

di Sandro Scarpa |

Ci sono TRE modelli per vincere in Europa:

MODELLO BIANCO, il Real dei top, dei galacticos, con gestori eccellenti,

MODELLO ROSSO, il Bayern ed il Liverpool, con gioco, intensità, fisicità, talento e “tradizione”),

MODELLO VERDONE, quello dei verdoni degli sceicchi di City e PSG che spendono miliardi e accumulano top in campo e in panchina.

Infine, c’è il bistrattato modello BIANCONERO.

E’ palese: la Juventus ha sbagliato gli ultimi 3 anni scegliendo un MODELLO e non eseguendolo in modo efficace. 

Per 6 anni la Juve ha seguito il solito modello BIANCONERO: tecnico “italiano”, senza integralismi, versatile, gestore che adattava alla rosa idee efficaci abbinate a logiche speculative, un “proprio” modo di vincere. Difesa rocciosa, possesso con qualità e combattività. Ambiente compatto e fame inesauribile.

Il modello di tutti i cicli vincenti bianconeri (sminuiti dalla narrazione che distorce il presente e ri-scrive il passato): del Trap e di Lippi che vinsero TUTTO.

Negli ultimi 3 anni la Juve, con gap economico inedito in positivo in A e in negativo in CL, ha CAMBIATO MODELLO con intenti positivi ma esecuzioni mediocri. Così si è allontanata dai vertici europei e ha disperso il gap nei confronti di un’Inter che -al solito- ha COPIATO il suo modello, con Marotta e Conte (come Trap, Lippi e il ratto dei campioni Juve post-calciopoli).

Il primo MODELLO che la Juve ha scimmiottato è quello BIANCO Real dei TOP, prendendo il più vincente e famoso: Ronaldo. Svolta in termini di diffusione mondiale del brand. Il MODELLO ha una contro-indicazione: non puoi prendendo il più forte senza circondarlo di altri TOP e non puoi prendere il più caro se non hai un fatturato TOP (ma solo il 12° fatturato) ma, al contrario, per far crescere quel fatturato. CR7 ha portato crescita economica (+65 milioni dagli sponsor), gol (100 gol in 120 gare numeri mai visti) e incisività (7 gol su 7 nelle eliminatorie prima del flop Porto), ma non è bastato. Senza altri top la Juve ha costretto CR7 a sbattersi di più, prendersi più responsabilità, essere mal sfruttato, accentrare il gioco e infine logorarsi.

Il secondo MODELLO fallito dalla Juve è stato quello del GIOCO EUROPEO (dogma monoteista). La Juve ha cercato il Maestro (Guardiola), ripiegando su un maestro minore, Sarri, con limiti tattici e gestionali. Il grosso errore non è stato cambiare MODELLO senza affidarsi al migliore, ma lasciarlo a metà: non fornire a Sarri materiale, allievi e contesto ideale. Il risultato è stato un brutto ibrido che ha portato lo Scudetto (non c’era bisogno di cambiare, per quello) ma non è sbocciato tatticamente ed è imploso in termini di gestione e rapporti.

Il terzo MODELLO scimmiottato è stato quello del GIOVANE LEADER. Anche stavolta Juve ha provato a prendere il Migliore (Zidane, nel frattempo diventato gestore e tecnico eccellente) per ripiegare su Pirlo, a digiuno di tattica e gestione. Anche stavolta il modello è rimasto incompleto (causa Covid): senatori stanchi, giovani da svezzare e rosa arenata tra infortuni e scarsa capacità di “compensare” le lacune di Pirlo, sballottata da tre cambi tecnici.

Tre errori e la Juve è passata così da Cardiff a Porto, da scudetti vinti a febbraio a scudetto perso a marzo. Intanto ha vinto 2 scudetti, 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe, roba da bacheca storica di 17 club italiani su 20 ma, alla lunga, ha steccato.

La Juve NON è l’unica a sbagliare annate.

Il Real ci ha messo 10 anni prima di rivincere la CL con 11 top e grandi gestori (Ancelotti, Zidane) e ha vissuto il suo biennio negativo -guarda caso con un ottimo tattico (Lopetegui) e un esordiente (Solari). Il Liverpool di Klopp ha impiegato 3 per essere una macchina perfetta, prima di un’annata flop senza Van Dijk. Il Bayern ci ha messo 8 anni ri-vincere in Europa, prima di cadere senza Lewandovski. PSG e City ci ha hanno messo anni (e miliardi) per approdare a Finali o Semifinali.

Se anche Real e Bayern, i modelli migliori del decennio, hanno affrontato errori di rotta simili a quelli che attraversa la Juve, anche se meno evidenti, ne sono usciti rapidamente, col ritorno di Zidane in un caso o la scelta di Flick nell’altro. Decisioni, rapidità e chiarezza.

Cosa deve fare ora la Juve? Tornare al modello “bianconero” con Allegri o uno “alla Allegri” (Inzaghi ad es.) privilegiando una rosa e un’idea più “italiana”? Tornare ad un allenatore “integralista” alla Sarri (Nagelsmann, De Zerbi o Gasperini, su fronti diversi)  con mercati funzionali? Insistere su Pirlo, dopo questi 12 mesi di corso allenatori senza fiato, ma fornendogli una rosa forte, completa e sana?

La Juventus scelga un modello e lo persegua con decisione e senza compromessi, senza dimenticare però che il bistrattato modello “bianconero” è stato sfortunato in molte finali ma anche l’unico che ci ha portato spesso a quegli appuntamenti e ad alcuni trionfi. La Juventus, così come ogni club, PUO’ cambiare il suo DNA ma per farlo ci vogliono idee chiare, decisioni sicure, tempo e soldi. Altrimenti meglio tornare a ciò che si sa fare meglio. Come l’Inter di Conte ci ha insegnato quest’anno.