Un giusto mix di giovani e anziani

di Juventibus |

Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase? Tutte le volte che in qualsiasi sport di squadra e forse in qualsiasi attività della vita, si deve formare o ricreare un gruppo, uno spirito comune, una base solida su cui poggiare le ambizioni di una squadra.

Ma qual è l’importanza degli uni e degli altri nel calcio? Quali sono le differenze e le controindicazioni delle due tipologie?

Partiamo dai cosiddetti anziani. In Italia, da sempre, diciamo e sosteniamo che ogni squadra vincente, ogni grande ciclo durato negli anni, è sempre stato caratterizzato da un piccolo sottogruppo costante, il cosiddetto “zoccolo duro”, che resiste al tempo ed ai cambiamenti. Uno zoccolo duro con compiti importantissimi: compiti di rappresentanza della società, di identificazione dei valori della stessa, della loro trasmissione ai giovani o ai nuovi arrivati, per poter essere subito permeati dallo spirito che si vuole incarnare e trasmettere sempre, in ogni allenamento, in ogni partita, infine sul campo.

Risulta naturale che per adempiere queste rilevanti mansioni, servano persone speciali. Persone dotate di grande carisma, di grande attaccamento riconosciuto ai colori di rappresentanza, persone che conoscano bene i valori di un gruppo e di uno spogliatoio e sappiano farli rispettare, senza sfociare nell’arroganza e nella prepotenza, perché i limiti sono sempre sottili e delicati. Bisogna saper essere tosti, ma allo stesso tempo anche fini e delicati psicologi, per poter avere sempre l’appoggio incondizionato di tutti i compagni.

Se guardiamo la storia della Juventus ci risalta subito all’occhio come tutti i migliori cicli abbiano avuto grandi esempi di questo sottogruppo trainante e quasi sempre è stato di marchio italiano.

Stando ai tempi più recenti, si parte dai mitici campioni del mondo, Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli… ai Vialli, Conte Ferrara, Del Piero degli anni 90… fino ai nostri Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Marchisio.

Ora arriviamo a un momento della nostra storia però in cui questo passaggio sarà molto complesso. Il Capitano, Buffon, è probabilmente al suo ultimo anno, Barzagli verosimilmente anche, Chiellini e Marchisio seppur grandissimi esemplari di juventinità non sono propriamente dotati di quel carisma trascinante per capeggiare e trasportare lontano nel tempo un gruppo come la Juventus (ma sono gli attuali vicecapitano). Rimane Bonucci: sempre più assediato da questioni di mercato. E se in chiave tecnico-tattica ormai ci stiamo quasi abituando a una sua eventuale partenza, vista da molti ormai come sopportabile, sotto l’aspetto carismatico, avendo pesato le perdite che a breve dovremo affrontare, sarebbe probabilmente una separazione gravissima. E forse non a caso, Allegri in una recente intervista, lo ha come investito del ruolo di futuro leader, un po’ come a volerne scongiurare in tutti i modi l’addio.

A volte questo gruppo trainante però può anche nascondere insidie. Se tali personaggi si portano dietro alcuni limiti, questi quasi per osmosi vengono poi trasmessi all’intero gruppo.

Una chiave dell’ennesima sconfitta in finale di Champions, da alcuni è stata anche vista in questo modo. Paure passate soppresse mai del tutto sconfitte, mentalità forse troppo italiche ed ancorate a quei valori di pragmatismo da sempre nel dna bianconero, ben impresse nel gruppo storico e poi passate fisiologicamente all’intera squadra o in alcuni casi, (vedi Dani Alves) probabilmente andate in contrasto.

Entrare in questi campi però è sempre molto difficile, e il dato di fatto che la storia ci consegna, è che i gruppi storici, i leader dello spogliato, gli “zoccoli duri” sono sempre una risorsa fondamentale per una squadra di calcio, per poter sopravvivere al tempo mantenendo sempre intatto e costante il livello di competitività.

Dall’altro lato, come abbiamo accennato è sempre importante inserire ed avere in un gruppo anche una buona percentuale di giovani. Ci sono società che di questa filosofia ne hanno fatto il vero e proprio marchio di fabbrica (vedi Arsenal e nell’ultimo decennio anche il Dortmund). Questa teoria estrema però, come dimostrato dalla squadra londinese è molto spesso sì sinonimo di grande freschezza, di manovra veloce e spettacolare, ma assai difficilmente con una squadra giovane si raggiungono le grandi vittorie.

La migliore soluzione è sempre la sintesi, giovani-anziani. Esperienza, carisma, identità, unite alla spregiudicatezza e sfacciataggine dei nuovi fenomeni, sicuramente altrettanto importanti.

Dovranno essere bravi ora i nostri dirigenti, a valutare bene anche tutti questi fattori. La possibile perdita di un Bonucci non può essere ridotta al solo fattore tecnico, quando sai che a stretto giro perderai vere colonne bianconere. Servirà carattere per riformare un nuovo capitano. L’addio di Del Piero era stato ammorbidito dal naturale passaggio di consegne con Buffon (e neppure troppo simbolicamente con l’approdo di Conte), adesso servirà soppesare bene i fattori spirituali del gruppo bianconero, per mantenere sempre alto, come nelle sua storia, il suo livello carismatico ed identificativo.

 

Di Alexander Supertramp