Missing Juventus Stadium

di Giuseppe Gariffo |

La quarantena è occasione per attaccarsi all’essenziale, alle cose che tengono in piedi quando tutto attorno scricchiola. Alcune sono paradossalmente a portata di mano più del solito. Altre, molto distanti, ci mancano. A questa sfera dell’indispensabile il pallone non appartiene. Il dramma che attraversiamo crea anzi una reazione allergica di fronte alle polemiche che serpeggiano: “Ma il campionato riprende? quando ricomincia? e se non riprende a chi va lo scudetto? facciamo i playoff? e la Champions? cosa hanno detto oggi Gravina e Ceferin? e Diaconale?”

Tutto vero e sacrosanto. Però possiamo dire anche che un gradino più in basso, tra le cose che mancano, troviamo ciò che nobilitava il tempo libero, arricchendo di hype e adrenalina le nostre giornate.

Il calcio, certo.

Non per tutti è così, ovviamente. Un amico ieri mi scriveva “ma sai che, in tutto questo caos, il calcio non mi manca per niente?”. Stavo per rispondergli “e certo, sei interista!”, ma gli voglio bene e ho evitato. Anche se un fondo di verità c’è. Che la tua squadra vinca, o lotti sempre “fino alla fine” per farlo, non è dettaglio di poco conto. Perchè se ogni estate sogni in grande e regolarmente ad inizio primavera tutto si sgretola, altro che adrenalina…

A me invece il calcio manca parecchio. Anzi, più che il calcio, è la Juve che mi manca. Noi calciofili non siamo gente normale, me ne accorgo dalle mie esultanze (puntualmente derise da chi vive con me) ai gol della Juve di Momblano nella èChampions di Football Manager. E’ una fortuna non esser ripreso dalle telecamere in certi casi.

Le voci sul futuro prossimo non incoraggiano. Si prevedono a lungo spalti vuoti, gare a porte chiuse, post-partita scarni. Certo, gli appassionati di tattica e schemi potranno tornare a godere. Chi invece vive è abituato a vivere la partita con trasporto emotivo e fisico non potrà accontentarsi.

Nello specifico, quello che ci mancherà a lungo è lo Juventus Stadium. Vivere il respiro della partita allo stadio è un’altra cosa. Nessun divano, nessun impianto audio di ultima generazione, nessun club stipato di aficianados può riprodurne l’atmosfera.

Se questa affermazione è valida per qualunque stadio, per lo Stadium bianconero questo assunto vale ancor di più. Perchè dalla sua inaugurazione, l’impianto della Continassa, per noi juventini ha assunto per noi un significato diverso. E’ una seconda casa, un luogo di incontro, di famiglia, di festa. Ed è arduo separare questa sensazione, che si respira, dai numeri sportivi e dalle vittorie che la squadra ha costruito in questi otto anni e mezzo tra quelle mura.

Lo Stadium è anzitutto la birra in Area 12 con gli amici. La reunion di quel popolo apolide che proviene da opposte latitudini e si ritrova lì, dove è la sua vera polis del cuore, dell’appartenenza.

          

Ai tornelli si potrebbe andare pochi minuti prima del fischio, tanto il posto è numerato e garantito ormai in ogni settore. Ma volete forse perdervi l’ingresso in campo della Juventus FC, sulle note di Thunderstruck, 45, prima dell’inizio? Mai sia!

Perfino il riscaldamento è oggetto di discussione con il vicino di oggi. “Guarda, Cristiano le mette tutte all’incrocio; Dybala sembra avere il piede ispirato; Douglas deve stare attento a fare quegli scatti, non vorrei si stirasse…“. Ma per tirar fuori la voce bisogna attendere che tutti rientrino negli spogliatoi. Inizia lo spettacolo di luci, la lettura delle formazioni e, soprattutto, quell’inno da cantare a squarciagola prima che le squadre entrino in campo.

E poi c’è quella trance agonistica di 95 minuti, che è il centro di tutta la vicenda. Ognuno vi assiste secondo il proprio temperamento. Pochi serafici, alcuni cantano (troppo pochi, rispetto ad alcuni anni fa), altri liberano la tensione prendendo di mira gli avversari, altri ancora urlano, si agitano, mangiano le unghia per tutto il match. Aspettando quell’istante nel quale tutta la passione si coagula, che è l’esultanza per un gol, magari importante…

…ma può essere anche per un pericolo scampato…

L’esplosione finale è a volte una gioia, altre un sollievo, ma è stato comunque 142 volte su 168 di campionato il  saluto a una vittoria. Con un inno da cantare di nuovo, stavolta con un’adrenalina diversa: a quella dell’attesa si sostituisce quella della festa.

Poi quasi mai le notti di Torino si concludono al triplice fischio dell’arbitro. Perchè fuori dallo Stadium puoi trovare i tipi di JBLive che ti intervistano.

E quasi sempre, spostandoti in Centro, c’è strana gente con la quale condividere un pasto “frugale”.

Sarà un gran giorno quando potremo rivedere la Juve in campo. Ma tornerà ad essere bello come prima solo quando noi apolidi potremo chiudere gli zaini e salire sui bus, sui treni o sugli aerei (come il sottoscritto) per tornare ad affollare la nostra seconda casa.

Missing Juventus Stadium!


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