Pjanic: one touch, one kill

di Giacomo Scutiero |

Possiamo confermare quanto ci sembrava guardando le gare della Roma: il bosniaco pare dinoccolato, ma ha rapidità di esecuzione; innanzi tutto, è disinvolto nel cervello. Ama la fase del possesso palla ed è amico di chi non ha timore di riceverla e tenerla. Attesa, circumnavigazione, imbucata…Libero di scegliere la soluzione. E di farla scegliere. Juve-Sassuolo è stata una pignatta pregna.


Quando Benatia controlla il pallone col piede sinistro, il trequartista Pjanic ha già voltato il capo e scorto la mezzala Khedira; soffice destro di prima, “tuffo” dentro, ma il tedesco va da solo e conclude in porta.

 

Pjanic-Khedira, e due. Il bosniaco è il perfetto centro della luna di metà campo: il restart di Lemina, l’occhiata stavolta ritardata (ma comunque congrua) alla ricerca del compagno e il solito non perdere alcun tempo di gioco; non solo, quell’essenziale tocco convoca al gioco ben tre compagni tra mezzala e corsia destre.

 

Ancora dal 5 al 6. Pjanic “play” si incammina in zona palla, offre aiuto ad Alex Sandro e svuota il centrocampo: Khedira ha gli avversari distanti almeno dieci metri, privo di pressione e serenamente libero di cambiare campo.