Minuto 84

di Claudio Pellecchia |

Fino al minuto 84, il titolo di questo pezzo avrebbe dovuto essere “Sempre la stessa storia” o Same old story, che detto in inglese fa pure più figo. Poi, per fortuna, Bonucci, Mandzukic, Eupalla e chissà chi altro hanno deciso che per le Cassandre, i #moriremotutti, le critiche al (non) gioco e ad una mentalità europea che non cambia (anche del sottoscritto, che domande) ci sarà tempo la prossima volta. Anche perché a questo giro, ci ha detto bene quel che di solito ci dice male. Inspiegabilmente, soprattutto perché stiamo parlando della coppa di Magath, di Ricken, della traversa di Conte, della neve di Istanbul, di Evra che non spazza.

Val la pena, quindi, soffermarsi sulla portata storica dell’evento e su quel che “sembra” (mille e una virgolette per i motivi di cui sopra) un’inversione di tendenza (la nostra, of course) in quella che Mourinho definiva «la competizione dei dettagli». Intesi come episodi che ti cambiano il corso di una stagione e che tu devi essere bravo a sfruttare ma anche a crearti, perché nessuno ti regala niente. Ed è ciò che non abbiamo fatto fino al già citato minuto 84 quando, sul primo attacco sulla seconda palla degno di tal nome, quello che ha “la protervia del campione irrisolto ” (cit.), ha cambiato corso della partita (forse della stagione: ma ne parliamo a maggio) e titolo del pezzo e ha esultato allo stesso modo, con la stessa “enfasi puerile” (ricit.) per la quale fu attaccato in maniera inspiegabile e irresponsabile da certa stampa.

Di quel che (non) è stato fino ad allora – insipienza del giro palla, incapacità di far valere la superiorità numerica, pressoché totale assenza di giochi e schemi offensivi che derogassero dal “lancio per Mandzukic e sponda per il primo che si inserisce tra le linee” – ci sarà tempo e modo per discuterne. Perché per citare Marcelo Bielsa, che di Sampaoli è il maestro, «ci sono le vittorie che non servono a niente e le sconfitte che servono a qualcosa». Non fosse la coppa, QUESTA coppa, staremmo certamente ricadendo nella prima ipotesi. Ma, almeno per una notte, godiamoci la sensazione, la stessa di Lione, dell’episodio che ti dice bene e ti fa sperare oltre il lecito. Senza dimenticare che è ancora più dolce quando tutto questo te lo crei tu. Anche solo andando ad attaccare banalmente una seconda palla al minuto 84.