Pro e contro di Arkadiusz Milik alla Juve

di Alex Campanelli |

milik

Difficile però immaginare qualche il tifoso juventino medio fare i salti mortali quando, tra i possibili sostituti di Higuain, si è visto spuntare il nome di Arkadiusz Milik, centravanti del Napoli, soprattutto mentre le varie testate titillavano il palato dei tifosi con profili ben più attraenti come Kane e Firmino.

L’eventuale arrivo dell’attaccante polacco però non sarebbe così insensato come si potrebbe pensare: Milik porterebbe con sé diverse qualità che farebbero molto comodo alla Juve di Sarri, pur possedendo dei limiti che lo tengono ad oggi lontano dal gotha del ruolo. Andiamo ad analizzarne schematicamente pregi e difetti.

Forte dei suoi 186cm, Arek Milik è ottimo sui palloni alti e nel gioco aereo in generale, così come è bravo nel proteggere la sfera spalle alla porta pur non avendo una fisicità prorompente; alla Juve un giocatore con questo tipo di qualità manca dai tempi di Llorente, e il centravanti partenopeo donerebbe una nuova dimensione all’attacco bianconero, quella che Higuain giocoforza non può garantire.

Il classico centravanti-lampione non è una figura contemplata nel calcio di Sarri, ma Milik è assolutamente distante da questa tipologia di attaccante, essendo un giocatore mobile e molto associativo che ama cercare il dialogo con i compagni, forte di un sinistro educato che gli permette di non abbassare la qualità della manovra. Il polacco risulterebbe utile nella doppia veste di parete, per gli uno-due sulla trequarti offensiva, e di supporto alla Juve nella risalita del campo.

Ultimo ma non ultimo, Milik è un attaccante che sa segnare indifferentemente sia da dentro che da fuori area, sfruttando tanto opportunismo e forza fisica quanto la sua sensibilità tecnica. Oltre ai classici gol “da punta”, il polacco sa pescare dal cilindro conigli come questo contro la Roma, magistrale nell’aggancio e nell’esecuzione, o questa punizione magistrale contro il Cagliari, leggiadra e chirurgica nonostante tutta la pressione dei minuti di recupero:

Tra i difetti cronici del polacco, il più evidente è sicuramente la scarsissima tendenza a utilizzare il destro. Milik è praticamente un giocatore monopiede, è anche complicato definire se sia davvero così scarso con il destro dato che raramente vi fa ricorso; tra gli attaccanti di altissimo livello visti negli ultimi anni di calcio internazionale, l’unico ad aver costruito le proprie fortune su un unico piede è Raul, mentre praticamente tutti i finalizzatori contemporanei utilizzano indifferentemente il destro e il sinistro.

Altro tallone d’Achille di Milik è senz’altro la tenuta fisica: fermo per più di mezza stagione sia nel 2016/17 che nella stagione successiva, il 99 del Napoli non si infortuna seriamente ormai da una stagione e mezza, ma è sensibile ai piccoli acciacchi e, a 26 anni, tale propensione non è semplice da migliorare. Inserirlo in una rosa con tanti elementi che non brillano per integrità fisica potrebbe rivelarsi un rischio.

In ultimo, non un dettaglio per un attaccante, Milik al momento è distante dall’idea di finalizzatore implacabile. Il polacco non esce mai delle partite, anche quando in avanti non rende al massimo, ma tende a sbagliare gol apparentemente facili e gli capita di incappare in periodi nei quali non riesce proprio a trovare la rete, in maniera del tutto simile a Dzeko.

Fatta la tara dei pro e dei contro, va sottolineato che Arkadiusz Milik, dal giorno del suo approdo in Italia, ha lavorato moltissimo su sé stesso e sui suoi difetti: quando ancora giocava nell’Ajax, nella sua scheda scouting Jacopo Azzolini lo descriveva come un giocatore non eccelso nel gioco spalle alla porta e negli appoggi, due fondamentali sui quali il polacco è migliorato enormemente in un tempo relativamente breve, stanti i periodi prolungati di assenza dal campo. La scommessa di Sarri e della Juve non starebbe tanto nell’acquisto di Milik, quanto nella possibilità di renderlo un attaccante da Juventus, massimizzandone l’efficacia e mascherandone, ove possibile, le lacune.


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