MILAN-JUVENTUS 1-2: Duri a morire

di Davide Terruzzi |

Una squadra che ha rimontato dalle ultime posizioni alla prima e si avvia a conquistare il quinto scudetto consecutivo non può perdere mai la speranza di ribaltare un risultato. Non è stata una partita facile. Come era nelle attese, il Milan ha sfoderato una prestazione ad alta intensità con concentrazione e determinazione al massimo per mostrare a tutti, anche a se stessi, di essere in grado di mettere in difficoltà la Juventus. L’errore della formazione di Allegri, dopo un buon impatto iniziale durato cinque minuti, è stato quello di perdere calma e lucidità, mostrando un’eccessiva frenesia che ha comportato una serie di errori tecnici e tattici notevoli: così, prima del gol di Alex, i rossoneri erano più reattivi, sfruttavano al meglio l’ampiezza garantita dalla coppia sugli esterni, riuscendo a controllare il gioco. La Juve non era in grado di imporsi su il campo gestendo o il pallone o lo spazio: il 532 difendeva con difficoltà il 442, Bonucci e Marchisio erano schermati e seguiti a uomo dalle due punte; i due interni avevano sulle proprie tracce Kucka e Montolivo; le punte, sulle quali le marcatura è stata aggressiva, non erano in grado di giocare agevolmente tra le linee agendo malamente da pivot. Anche la rete di Alex denota una concentrazione e una determinazione non eccelsa: i tre bianconeri non marcano a uomo il trio componente il trenino; Barzagli e Rugani non comunicano tra di loro lasciando libero il difensore brasiliano all’altezza del dischetto.

Qui subentra lo spirito della Juve. C’è qualcosa nelle vene di questo gruppo (storicamente di questa squadra) che spinge a evitare la sconfitta come il peggior dei mali: la capacità di riacquistare il controllo della partita nel momento di maggiore difficoltà non può essere dato per scontato ed è il punto di maggior forza. Una Juventus che riacquista lucidità quando per 20 minuti non l’aveva posseduta, è in grado di riportare la gara in parità in poco tempo.

E ci resta grazie a Buffon. E’ un merito avercelo: capita raramente in campionato di vederlo così impegnato, ma nelle poche occasioni in cui la Juve è in difficoltà e concede più del previsto, Gigi ci deve essere e risponde sempre presente: è la differenza tra un fuoriclasse spesso poco chiamato in causa e chi ogni novanta minuti è sotto assedio. Poi c’è Pogba che fa capire a Caressa e Bergomi, e a tutti coloro che lo criticavano dopo il primo tempo, che era in grado di dominare Kucka. Il Milan cala superata l’ora di gioco e la gara diventa quella che la Juventus è abituata a controllare e infatti succede poco o nulla.

Quello di Milano è stato un ostacolo duro e averlo superato spinge sempre più verso il quinto scudetto consecutivo. Razionalmente non c’erano già motivi per temere un crollo fisico e psicologico, ma dopo San Siro il tricolore è ovviamente più vicino: la squadra ha impostato il navigatore, viaggia a velocità di crociera e non spegnerà i motori fino a non aver raggiunto il traguardo. Questa gara dovrà essere studiata nel momento in cui si preparerà la Finale di Coppa Italia: il Milan ha creato diversi pericoli, Allegri dovrà lavorare specialmente sulle rotazioni a centrocampo, ma ci sarà, si spera, Dybala, il miglior gancio a disposizione per unire centrocampo e attacco.