Milan-Juventus, il bello di godersi una vittoria non scontata

di Massimiliano Cassano |

Avevamo iniziato a dare tutto per scontato, ad avvicinarci a big match come quello di ieri sera con la calma serafica di chi guarda gli altri dall’alto, o – nel peggiore dei casi – di chi sa che alla lunga avrebbe prevalso nonostante tutto. Dopo nove anni passati a dominare in lungo e in largo in Italia, il senso delle “partite scudetto” in casa Juve arrivava sempre un po’ ovattato, sbiadito da quell’idea di superiorità di fondo, come se un flusso, uno “spirito” calcistico ci avrebbe portati comunque, volenti o nolenti, alla vetta. Quest’anno non è così, e non per demeriti di qualcuno. O meglio, anche, ma soprattutto perché nella rivoluzione Pirlista post-pandemica punti fissi non ce ne sono per nessuno, figurarsi per una squadra che è ancora nella sua versione beta.

Diciamocela tutta: due anni fa per una vittoria del genere qualcuno non avrebbe neanche esultato. Arrivata contro il Milan, squadra che per molto tempo abbiamo sportivamente “deriso” per i risultati non proprio brillanti arrivati pur dopo campagne acquisti annunciate in pompa magna e portate avanti con altrettanto senso scenografico. Per di più un Diavolo decimato dalle assenze, costretto a far a meno del suo uomo migliore, Ibrahimovic, e forzato a schierare un centrocampo mai provato prima. Non che la Juve arrivasse al match nel meglio della sua condizione psico-fisica: Morata, Sandro e Cuadrado out pesano, ma a gravare ancora di più su Madama quest’anno è la consapevolezza che nulla più le è dovuto, che quello che fino a qualche anno fa ci avrebbe annoiato adesso è vissuto con pathos prima ed enorme soddisfazione dopo.

Questo perché la Juventus è cambiata, ma a mutare è stato anche e soprattutto il mondo intorno a noi. L’avete vista la classifica? Il Milan è ancora primo, l’Inter non ha le coppe, ai piani alti è tornata la Roma, il Sassuolo – nostro prossimo avversario – sogna l’Europa, il Napoli è meglio non darlo per vinto. Quanto tempo è passato dall’ultima volta che così tante squadre si trovavano in così pochi punti? A rendere tutto ancora più affascinante e “scomodo” per chi negli ultimi anni aveva fatto l’abitudine a quel senso di superiorità, resta il fatto che nonostante la vittoria di San Siro la Juventus ha ancora tanto da dimostrare: a se stessa, visto che ancora una volta ha attraversato un momento di black-out dopo essere passata in vantaggio, e al campionato, con ancora tantissimi punti da conquistare contro gli avversari storici (Inter e Napoli in primis e a stretto giro) e una Supercoppa da riportare a Torino.

Abbiamo vinto, un tempo ci sarebbe sembrato ovvio, oggi non lo è. Oggi è “bello”, come ancor più bello è prendere consapevolezza che non abbiamo fatto ancora nulla: quest’anno le coscienze sono più sveglie, le paure più intense e le gioie più forti. Mai come oggi essere campioni a maggio è in discussione, e – se dovesse succedere – non sarà percepito come in passato: tornerà ad essere “bellissimo”.