Milan-Juve ai tempi del protocollo DeLa

di Fabio Giambò |

Nella vita di tutti i giorni non sono un tipo rancoroso, da appassionato di calcio e tifoso juventino però si, anche perché appartengo a quella fazione per la quale non esiste futuro senza passato e presente. Ricordo la “campagna Zeman” nel 1998. Ricordo, la primavera ed in particolare modo l’estate 2006, con annessi e connessi. Ricordo il biennio Ferrara-Zaccheroni-Delneri. Ricordo le infinite polemiche partita dopo partita in ogni era pallonara, da quando ho memoria a domenica per il mani di De Paul.

E poi ricordo il clamoroso ciclo da Conte a Sarri. Ricordo Napoli-Genoa di qualche mese fa giocata regolarmente e gli azzurri che la settimana dopo non vanno a Torino. Ricordo tutto questo, e lo metto nello stesso pentolone da tifoso rancoroso. Nel frattempo osservo e apprendo della positività al Covid-19 di Alex Sandro, Cuadrado, forse Dybala, e non so se si aggiungerà qualcuno, il tutto alla vigilia di Milan-Juve, crocevia della stagione 2020/21.

Io, presidente della Juve, domani me ne fotto del protocollo FIGC, seguo quanto appreso (e valido per la giustizia sportiva) nell’attuazione del protocollo DeLa, e non mi presento domani a San Siro per il match coi rossoneri. Io, presidente della Juve, domani faccio finire il campionato di Serie A (e il calcio italiano? “Io speriamo che me la cavo”!) perché poi di date utili per recuperare due partite di Serie A non ce ne sono più. Ma io, per fortuna, sono solo un tifoso rancoroso e non il presidente della Juve, dunque ci si ritrova davanti alle TV domani sera per il (vero) derby d’Italia.


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