Milan – Juve 1-1: l’identità del dolore

di Alex Campanelli |

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Si è detto più volte che la Juventus di Sarri è “una squadra senza identità” oppure, ancora peggio, “che è come quella di Allegri“; la partita di Coppa Italia tra i bianconeri e il Milan dovrebbe aver smentito anche i più convinti sostenitori di tali teorie.

Nel primo tempo la Juve ha avuto eccome un’identità di gioco: tecnicamente sopraffina fino ad arrivare al barocco, allo sfarzo eccessivo, al ricamo elaborato quando forse sarebbe più logico e intelligente optare per soluzioni più conservative. Questa Juventus sembra uscita da un’intervista di Xavi, uno di quelli che nel postpartita prima ti porta i dati sul predominio territoriale e sul possesso palla e poi magari ti commenta il risultato, del quale gli importa relativamente. Nei primi 45′ la Juve fino agli ultimi 25 metri sembra davvero il Barça di Pep, tolto Matuidi che è estremamente utile in alcune partite ovvero le partite all’estremo opposto di questa, salvo poi perdersi su una fascia, far saltare tutto per un appoggio calibrato male o un giocatore fuori posizione. Per contro il Milan, con un provincialissimo 35% di possesso palla, ha tirato tantissimo da diverse posizioni, anche se l’unica parata “degna di nota” è stata quella di Buffon su Calabria, mentre dall’altra parte Cuadrado metteva in difficoltà Donnarumma sull’unica vera incursione della Juve.

Se il primo tempo è stato di difficile lettura, non si può dire lo stesso della ripresa: trascinato dal tracimante Bennacer, il Milan ha alzato i giri del motore e messo sotto la Juve sul piano del ritmo, anche se a conti fatti il gol rossonero arriva su un errore da matita blu di De Sciglio, ectoplasmatico in marcatura su Rebic. Emergono qui due dei principali problemi della Juventus, spesso nascosti da chi urla sproloqui non ragionati contro allenatore e giocatori. Il primo è relativo a una precisa scelta in fase difensiva: molto spesso la squadra, quando si trova a difendere una fascia, decide di lasciare molto spazio sul lato debole, rendendo quasi impossibile all’esterno di competenza scalare in caso di cambio di gioco sul lato debole, e permettendo dunque agli avversari di cercare il cross (come successo oggi a Castillejo) o l’1 contro 1 con tutta la calma del mondo. Il secondo, palesatosi immediatamente dopo il primo, è legato alle difficoltà della Juve di cambiare ritmo e spartito una volta che il risultato muta; pur inserendo un giocatore di grande gamba come Bentancur, la squadra oggi (così come molte altre volte) non è riuscita nella sua interezza a cambiare marcia una volta finita in svantaggio, non ha saputo aumentare la frequenza degli scambi in possesso né la veemenza e l’efficacia del pressing. Riguardo al canovaccio tattico, questa Juve purtroppo sembra avere solamente negli spunti individuali, che siano break centrali di Dybala o dribbling sull’esterno di Sandro e Cuadrado, un’alternativa al classico giro palla-imbucata centrale che ne ha caratterizzato la stagione fin qui, come se il prolungato periodo giocato col rombo a centrocampo abbia impedito a Sarri di lavorare su altri automatismi che possano coinvolgere le catene laterali o che disordinino la difesa avversaria per permettere le imbucate delle mezzali (finora le grandi assenti a livello realizzativo, anche per proprio demerito).

L’identità della Juventus è più che chiara, il guaio è che su di essa c’è un grosso cartello con scritto “Lavori in corso”, e la differenza tra ciò che la Juve è e ciò che vorrebbe essere è abissale, con il rendimento bianconero che somiglia più a un elettrocardiogramma che a una retta: incontra la Juve in una giornata positiva e verrai preso a pallonate, incontrala quando ha qualche dubbio in più e la vedrai far melina senza sfogo offensivo e cercare di farsi gol da sola. Non sappiamo quanto tempo la società abbia concesso a Sarri, sappiamo invece fin troppo bene quello concessogli dai tifosi: poco, pochissimo, per molti addirittura già terminato da tempo. Come già scritto, nessuno può sapere se la strada intrapresa sia quella che porterà la Juventus a compiere un ulteriore salto di qualità e vincere in Europa, sabotare l’esperimento proprio ora e tornare all’antico sarebbe folle, talmente folle che per fortuna in casa Juventus nessuno ci pensa neanche lontanamente a quanto pare.

Poi ci sarebbero anche le buone notizie, tipo il ragazzo col 7, un Alex Sandro che non si è scordato come si gioca a calcio, un de Ligt sempre più sicuro, un Pjanic che per 60′ ha fatto girare la testa a tutto il Milan muovendosi incessantemente tra trequarti rossonera e bianconera e ripulendo un centinaio di palloni, un Dybala tanto poco lucido sotto porta quanto immarcabile nelle altre zone del campo. Al momento, però, sembrano non interessarci.