Migliorare la perfezione: perché la Juve vuole Benatia?

di Alex Campanelli |

L’Italia di Conte a Euro 2016 ha confermato quanto era già emerso in maniera abbastanza evidente nelle ultime stagioni: la difesa della Juventus è una delle migliori del mondo, se non la migliore, considerando affidabilità, esperienza e qualità dei singoli ma anche affiatamento e complementarietà. Volendo tacere dell’eccezionale Buffon visto nella stagione appena conclusa, e della copertura di uno schermo quasi impenetrabile come Marchisio, i tre santoni della BBC sono sicuramente tutti e tre nella top 10 dei migliori difensori del mondo e possiedono caratte ristiche quasi uniche: Barzagli è un mostro di attenzione e pulizia nell’intervento che viaggia alla media di un errore difensivo all’anno, Bonucci ha aggiunto alla tecnica da regista un carattere d’acciaio ed è pian piano diventato uno dei leader della Juventus, Chiellini nonostante gli infortuni è ancora tra i migliori in assoluto per esplosività, abilità nella marcatura individuale e gioco aereo nella propria trequarti. Dietro a questi tre mostri sacri si sta affacciando il giovane Rugani, che dopo un inizio timido ha sostituito degnamente il Chiello nell’ultima parte di stagione. Tutte queste osservazioni portano a un paio di domando ovvie: perché alla Juventus interessa Benatia? In cosa il centrale marocchino può migliorare una retroguardia quasi perfetta?

Partiamo innanzitutto da una questione numerica: posto che Evra verrà schierato da difensore centrale solo in caso di emergenza, tenendo dunque vivo il continuo ballottaggio con Alex Sandro come nella scorsa stagione, la Juventus può contare solamente su 4 calciatori in grado di giostrare nei 3 davanti a Buffon, considerando l’addio di Caceres ormai ufficiale. Benatia toglierebbe spazio a Rugani, questo è inevitabile, ma la Juventus non può permettersi di trovarsi a corto di calciatori in una zona tanto importante. 5 difensori centrali dunque, come nella scorsa stagione, tematica strettamente collegata ad altri due spunti di riflessione.

Il primo riguarda gli infortuni, ai quali i centrali bianconeri sono estremamente soggetti vista l’età avanzata. Nella scorsa stagione Chiellini (31 anni) ha saltato 15 partite a causa di problemi di vario genere, Barzagli (35 anni) è andato decisamente meglio con solamente 4 assenze per infortunio, ma vista l’età avanzata va gestito con cautela, solamente Bonucci pare dare garanzie assolute dal punto di vista fisico dato che lo scorso anno non ha saltato alcuna partita se non per turnover o squalifica. Epurato il sempre indisponibile Caceres, serve un centrale di sicuro affidamento che non faccia pesare un’eventuale doppia indisponibilità, ipotesi non così remota se si pensa all’ecatombe di centrocampisti dello scorso autunno. Qui è doveroso aprire una parentesi: nella scorsa stagione Benatia ha saltato ben 24 partite, molte delle quali per dei problemi alla coscia e successive ricadute. Nella carriera del marocchino non vi sono precedenti così preoccupanti da far pensare a un calciatore estremamente sensibili agli infortuni, non un nuovo Khedira insomma, ma la sua condizione fisica andrà monitorata con cautela soprattuto nella parte iniziale della stagione, quando dovrà riabituarsi ai carichi di lavoro di una squadra italiana.

Il secondo punto è strettamente legato al modulo; qualora la Juve dovesse davvero acquistare il centrale ex-Roma, ecco che sarebbe palese la volontà di Allegri di puntare nuovamente sulla difesa a 3, sistema che ha ridonato solidità a un reparto titubante nelle prime uscite stagionali. In questo senso l’acquisto di Benatia è perfetamente spiegabile: Mehdi ha giocato come centrale di sinistra o di destra nella retroguardia a tre sia al Bayern Monaco con Pep Guardiola che all’Udinese agli ordini di Francesco Guidolin, ed è forse uno dei migliori profili d’Europa su cui puntare se si pone come caratteristica principe l’adattabilità a diversi sistemi difensivi.

In ultimo, ma non per importanza, la caratura internazionale del giocatore: tra Udinese, Roma e Bayern Monaco, Benatia annovera 30 presenze in competizioni europee con squadre di club, mentre ha vestito la maglia della propria nazionale (della quale è il capitano) per 40 volte  dal 2008 ad oggi. Nelle gare da dentro o fuori il marocchino può garantire quella solidità mentale che Rugani non può ancora per ovvi motivi avere, e allo stesso tempo non avrà bisogno di particolari periodi di riadattamento al campionato italiano, torneo che negli anni ha messo in difficoltà diversi centrali diventati grandi all’estero ma incapaci di adattarsi alla realtà della Serie A.