Migliorare il calcio femminile: sei umili suggerimenti

di Graziano Campi |

Juventus Women-Fiorentina tra i tanti meriti in relazione alla visibilità e allo sviluppo del movimento calcistico femminile, tra le altre cose ha dato luogo a vivaci discussioni sul tema. In mezzo a tante parole, anche fuori luogo, ho cercato di concentrarmi sul calcio femminile e ho elaborato sei umili suggerimenti per migliorare questo sport.

Urgono un paio di premesse: per prima cosa considero il corpo femminile diverso da quello maschile e ritengo che dare risalto questa diversità sia positivo, non discriminante. In secondo luogo è mio fermo convincimento che per giudicare uno sport non sia sufficiente limitarsi a vedere una o due partite: gare noiose possono capitare, anzi capitano spesso, anche nel calcio maschile. Per questo ci vuole tempo e visibilità affinché il movimento cresca.

Ecco cosa farò quindi, quando diventerò il padrone del mondo:

1. Privilegiare tecnica a fisicità.

Mi ispiro al volley: inutile “imitare“, meglio “innovare“. Un calcio tecnico, estetico se vogliamo, regala un piacere figlio del divertimento. Il calcio maschile ha preso una piega esasperata alla ricerca della supremazia fisica. Maggior brio, rapidità e palleggio, privilegiando le scuole tecniche e sanzionando il gioco duro, può regalare uno sport più divertente. “Vincere non è l’unica cosa che conta“.

2. Fuorigioco negli ultimi 30 metri.

E’ una proposta che anche nel calcio maschile ogni tanto salta fuori. Spostare l’applicazione del fuorigioco dalla linea di metà campo alla tre quarti, in modo da “allargare” le squadre e dare più spazio a velocità, contropiede a discapito del pressing asfissiante.

3. Stadi su misura.

Bello vedere lo Juventus Stadium tutto esaurito, per quanto gratuitamente, però dotare diversi comuni di impianti da 8.000 posti significa lavorare su infrastrutture sostenibili e iniziare un circolo virtuoso per l’auto-sostenibilità del movimento. In mezzo a proposte faraoniche che quasi mai si realizzano e a cattedrali nel deserto, dotare di impiantistica sostenibile le città italiane è auspicabile e fattibile. A maggior ragione se l’impianto può essere polivalente.

4. Salary cap.

Altra misura che “i maschi” non sanno applicare. La disparità economica falsa la competitività. Con una precisazione: salary cap non va inteso soltanto per limitare stipendi esagerati. Serve anche a garantire salari minimi proporzionati alle risorse del movimento.

5. Copertura televisiva stile 90° minuto.

E’ così che è iniziato il calcio in tv: un recap settimanale con gli highlights in chiaro per tutti, con servizi rapidi e commerciabili anche sul web, coi social network fondamentali. Spendere qualche soldo per dei social media manager efficienti, liberalizzare i diritti di trasmissione, andrebbe in controtendenza rispetto alla scuola protezionista e monopolista del calcio maschile. In tutto questo, la RAI continua ad annaspare nel tentativo di proporre immagini sporadiche della serie A alla domenica sera. Senza riscontri auditel accettabili.

6. Partecipazione alla ripartizione dei diritti TV del calcio maschile.

In mezzo a mille criteri di spartizione, va allargata la fetta spettante al calcio femminile, per garantire una dignitosa sostenibilità al sistema. Abbiamo un movimento maschile che impone un format a 60 squadre per la sua terza divisione, format che inevitabilmente porta a fallimenti ed esperimenti bizzarri: ridurre a due soli gironi la serie C maschile destinando le risorse a una serie A e una serie B femminile, sarebbe dignitoso, corretto, giusto e doveroso. Le calciatrici hanno gli stessi diritti lavorativi dei calciatori, altrimenti tutte le chiacchiere sulle parità lasciamole da parte.