Caro Michel, piango come la prima volta

di Leonardo Dorini |

“Se smetto di piangere, posso scrivere”, ho detto nella chat di redazione quando mi hanno chiesto di scrivere dell’apparizione di Michel Platini a Che Tempo che Fa, per presentare il libro “Il Re a nudo”, a cura di Tony Damascelli (Baldini & Castoldi).

Sì, perché quando mi fanno la classica domanda “Chi è il più grande calciatore?” io non ho mai dubbi: Michel Platini. L’ho detto a mio figlio, che mi ha guardato un po’ incredulo, e una volta lo scrissi pure su Twitter: aggredito, non sempre bonariamente, da sostenitori per lo più di Maradona, ma anche di Sivori, di Pelè, di Van Basten e di altri.

Il punto è che  quando tu, a 13 anni, vedi giocare quest’uomo funambolico e veloce, furbissimo, che vedeva il calcio molti secondi prima di tutti gli altri, non puoi non rimanerne folgorato: e, con tutto il rispetto, non ci sono Baggio, Zidane o Del Piero che tengano. Rimane il tuo grande amore. Quando poi, nel 1985, lo vedi giocare a San Siro, contro l’Inter, con Zenga che gli para un rigore, ma lui lo ribadisce in gol di testa proprio sotto di te, allora ti resta in mente per sempre.

Fabio Fazio accoglie Le Roi con tutti gli onori definendolo una “leggenda del calcio”: e quando snocciola i titoli l’emozione è enorme: 2 scudetti, la Coppa Campioni, l’Intercontinentale, la Coppa Delle Coppe, la Supercoppa Europea (nella Torino della grande nevicata); tre volte Pallone d’Oro, tre volte capocannoniere del campionato italiano, più tutti i titoli  con la Nazionale: torni ad essere quel ragazzo che prendeva la Gazzetta tutti i giorni, a 400 lire, per leggere di lui e degli altri di quegli anni clamorosi.

Con i suoi occhi furbi, anche lui è emozionato: ricorda la formazione di quegli anni, dice “quando sono arrivato, eravate Campioni del Mondo eh!”: come dire, mica c’ero solo io, di grandi campioni.

La carrellata dei suoi gol più belli e poi ovviamente focus su quello di Tokyo: dribbling aereo, mezza rovesciata, annullato. “Era validissimo!” dice, mentre campeggia la sua immagine coricato sul campaccio di Tokyo.

Ai 70 anni di Gianni Agnelli, in una grande festa a Parigi, l’Avvocato fece solo tre nomi di persone illustri, da ricordare: il nonno, Henry Kissinger e Michel Platini. Perché, diceva: “è il più bel football che si possa vedere”. E’ proprio vero.

“Lei non è mai stato espulso” dice Fazio. “No, non potevo lasciare soli i miei compagni”, dice lui sornione.

“Col Var, il suo gol a Tokyo sarebbe stato convalidato”. “Ma no, era un fuorigioco passivo, cosa ci faceva lì Brio….

“Ma cosa ne pensa del Vari, rimane contrario?” “E’ una cagata”. Amen.

“Ho sofferto solo un mese”, dice della sua vicenda giudiziaria, terminata con l’assoluzione.

Ho 64 anni, potrei avere da fare un’ultima avventura, sceglierò quale”.

Ciao Michel, ricordati che noi ti amiamo come allora.


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