La mia Joya

di Guido Tolomei |

La stagione si è chiusa da poco ma il tempo per pensare, pianificare e agire è ancora meno. Sono passati 9 anni da quella prima svolta, la prima vera scommessa della dirigenza targata Andrea Agnelli che individuò in Antonio Conte l’ uomo giusto per risollevare le sorti di una squadra a pezzi. Conte, il Capitano di una Juve che non esisteva più e che doveva risorgere dalle proprie ceneri. Allora, “l’ex”, nonostante la poca esperienza in panchina, era il faro del progetto, com’è andata poi, è scritto sui libri.

Oggi, se vogliamo, ci ritroviamo ad un punto simile. Non uguale, simile. Non uguale perchè ovviamente i risultati della Juve sono destinati a rimanere nell’ olimpo del calcio per tanto tempo che la stessa Greta Thumberg non garantirebbe la possibilità terrestre di avere il tempo di batterli. Anche se… 

Anche se il progetto si è evoluto e con esso investimenti e obiettivi che ancora oggi mancano -almeno- di una Champions. 

Quindi “simile”, perchè con quello che oggi offre il mercato, è difficile migliorare l’album di figurine, tocca inventarsi qualcosa . E con Pirlo, forse si è azzardato perchè oggi, l’ “ex”, non è certo il faro di quello di 9 anni fa, ma è sicuramente una scommessa assennata… a patto che si parta da punti saldi, imprescindibili. Paulo è uno di questi. L’ anno scorso abbiamo rischiato di perderlo, quest’ anno, si è ripreso la squadra solo con la sua voglia di fare e di dimostrare. E’ un giocatore da Juve, è un 10 da Juve. Sarà un mercato strano, di cessioni illustri e scarichi di contratti ingombranti, bisognerà capire cosa fare con Cristiano ma non si può pensare neanche per un secondo di privarsi di Dybala, a costo di fare rinunce importanti. Perchè uno così, tra qualche anno, rischiamo di non avere i fondi per comprarlo. Una Juve giovane, che crescerà ma che può già contare su uno zoccolo duro “verde” e consolidato di cui Paulo è la superstar, una squadra avanguardista e futurista, con un Maestro in regia, non può non esserci il suo primo violino, la superstar sul palcoscenico. La richiesta dell’ entourage è alta, ma la Joya sta bene a Torino, sa che alla Juve oggi è visto come “el diez” e trovare una squadra pronta a garantirgli quanto chiede non è così facile come dirlo, soprattutto oggi. Questo loro lo sanno, la Juve lo sa, si tratta di buon senso da parte di entrambi e vinceremo tutti. 

Toccatemi tutto ma non la mia Joya.