Mia amatissima, possiamo parlare del futuro?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Bene, ora che ce lo siamo tolto lo sfizio di festeggiare per la settima volta, e di fare ciao ciao alle tante comari di paesino le cui contromisure si sono limitate anche quest’anno all’invettiva, possiamo anche parlare del futuro. Perché io, mia adorata Signora, non penso di fare la figura dello schizzinoso se ti dico che non ti vorrei più veder giocare in futuro come alcune volte ho visto quest’anno.
Fosse solo una questione di “spettacolo” saccheggerei tutti i meme prodotti in questi anni per celebrare degnamente “la vastità del ca**o che me ne frega”. Ma credo invece che sia anche questione di mentalità. E a me quel costante “1-0 tutti dietro” non sembra la mentalità giusta. Acciuga, tu non sei un difensivista, hai una storia personale a dimostrarlo. Sei piuttosto un aziendalista, uno abituato a fare il fuoco con la legna che gli viene data. E io, che ti vorrei ancora come fuochista, ti chiedo di provare a immaginare un fuoco diverso.
E qualcosa di diverso vorrei vedere anche riguardo quello che ancora ci manca. Sia chiaro: la Champions è un obiettivo massimo, non minimo, ed è pura follia (condivisa ahimè anche da juventini) considerare fallimento il non averla ancora vinta. Più realistico è invece domandarsi se abbiamo davvero fatto tutto il possibile per vincerla. L’autofinanziamento impone prudenze (ogni anno cessioni importanti, mai acquisti che farebbero crescere il monte ingaggi) che non ci hanno impedito di arrivare a due finali. Ma ci hanno portato a giocarle con Sturaro, Lemina e Rincon in panchina.
Credo, mi sbaglierò, che tacitamente si sia creata negli anni questa scala di priorità: “Scudetto senza se e senza ma, Champions proviamoci e se va va e sennò se ne riparla l’anno dopo”. Ecco, io senza forzare più del possibile gli equilibri di cui sopra ci proverei a rovesciare questa scala. Sissignore, anche a costo di rischiare che il 7 non diventi 8. Possiamo permettercelo.
Questo io mi arrischio a credere, mia amatissima. Dopodiché, con la fiducia e la gratitudine di sempre, mi affido a te.
Federico Russo