Metti lo Manzo nell’inferno nostro

di Vincenzo Ricchiuti |

Che la Juve di quest’anno abbia potuto raggiungere un equilibrio, è un miracolo di Allegri. Sottoposta a mille tentazioni di bollicine e rimedi miracolosi, questa matassa di belletti acerbi ed incapaci a offendere s’è salvata grazie al toscano ed al suo destino. Quello di essere allenatore ed al contempo no. Tattico e libero. Vecchio calcio ed eccezione. Prendi un Montella, uno di quelli, dei tanti, che s’è voluto in panca almeno per un secondo al posto dell’antiallenatore. Cos’avrebbe fatto lui, e Spalletti e Sousa e Stocazzo: la Juve ha potenzialità, bisogna che si esprimano subito e in un solo senso. Avremmo assistito cioè alla riedizione di una banda del buco da quartieri alti, una consolazione per i guardoni. Invece con l’antiallenamenti fatto persona s’è fatto la cosa migliore gli si potesse fare, alle sbarbine li si è fatti uomini. Tu prendi la palla e tienila, non correre, conosci il tuo nemico cioè il tempo. Fattelo amico, mettigli il guinzaglio, brucia la Premier che c’è in te. In questo Manzo è stato esemplare. Una sorta di accanimento terapeutico di sordità al ben fatto e ben giusto ché sfociato in esempio di quelli migliori. Quello involontario. Che s’assorbe con l’inerzia. Con rassegnazione. Allegri è stato ben lieto di scoprire l’ovvio e imporlo a un pubblico drogato per pop corn, tarato per i numeri di fuffa ed i circhi convincenti. Meglio, molto meglio l’aula sorda e grigia che il bivacco di manipoli. Manzo in quest’inferno calato come spia della temperatura è stato “trascinante”. Come direbbe Adani, uno che mette schemi pure al telefono con mamma. Non con le parole, scommetto non sa manco una parola. Non con la presenza, avrà giocato si e no un quarto. Né coi goal, quelli pochi e brutti forti. Con l’imperfezione. La carenza. L’attitudine. Manzo è un bastardo, figlio di piedi ignoti e di un colpo di testa che passava. Manzo è un gran bastardo, un grosso errore. Scende nell’inferno nostro, quello dei colpi di tacco e dell’1-1-8, quello del gran prato verde dove nascono speranze e mezzeali. E non si misura alla pari con mossette e gran faccine. Gioca proprio tutt’un altro sport. Gli passi alla sinistra, lui si nasconde a destra. Lo servi lungo, si ferma ora. Costringe a parlar la lingua sua, una pappa coi fagioli se possibile col mestolone sporco. E’ Bud Spencer in un western di Leone: c’è una tendenza a spararsi i primi piani e a parlare per la Storia ma poi c’è il Manzo che incurante della trama e gli Oscar riatta il copione a suon di sberle. Llorente si, che sarebbe stato un successone. Bello come gli altri, tecnico almeno uguale. Altro che il segaligno slavo con l’anima nei piedi, cioè da nessuna parte. Lo ricordate il goal à la Van Basten col Livorno. Il sapiente uso dei fondamentali. Avrebbero fatto furore, musetti e puzza almeno quanto i gattini Facebook. Sarebbero stati, il brindellone lungo e le cicalette da cicaleggio, un pop evento per il nostro pop pubblico. Un successo almeno come un Bataclan. Un collasso di belle gioie a sparare a cazzo come neanche ai tempi di Marco Barbone e la XXVIII Marzo. Una Juve da social network, un fallimento bellissimo di giocate libere e senza lucro da immortalare in frasette da Jim Morrison. Per fortuna i miracoli esistono, la Juve ama la vita più dei cimiteri d’arte. S’è tenuto duro con quel paio di sordi maledetti e s’è lasciato affogare gli altri coi Montella. Mi son chiesto cosa sarebbe successo al Bataclan se avessero acceso le luci in tempo. Qualcuno avrebbe visto prima, qualcuno anziché la chitarra avrebbe cercato il gabinetto. Chissà. Figurarsi poi che bello se a Parigi eran fuori solo i sordi.