L’inevitabile metamorfosi della Juve 7.0

di Willy Signori |

Le fortune o sfortune della Juventus 17/18 passeranno inevitabilmente dalla capacità di adattarsi a questa metamorfosi.
Per la prima volta negli ultimi 7 anni il punto di forza non è più la difesa.
Ad essere precisi non esiste più nemmeno una difesa titolare, a differenza della (B)BBC mandata memoria come un rosario.

Fino all’anno scorso i “clean sheet” erano la regola e l’organizzazione difensiva da studiare nelle scuole calcio, ora si è ribaltato tutto.
Il punto di forza della Juventus ha cambiato residenza e a noi osservatori interessati tocca abituarsi alla svelta:
Primo, perché non abbiamo alternative ne possibilità di scelta.
Secondo perché quando una storia si esaurisce è meglio scriverne un’altra totalmente diversa che insistere in una brutta copia di quella precedente; ricreare un trittico come Barzagli Bonucci Chiellini più Buffon sarà impossibile per molto tempo.

Nel frattempo però non si può non discutere di una fase difensiva che prende un gol a partita (10 su 10 in campionato che diventano 17 su 14 partite se si aggiunge CL e supercoppa), vuoi per colpe collettive, singole o un misto di entrambe le cose, non ci facciamo mancare nulla.

Ci adattiamo marciando al grido di “basta farne uno più dell’avversario” nella speranza che le cose vadano sempre come contro Udinese e Spal.
Questa convinzione si basa sulla reale forza del reparto avanzato, forse il migliore di sempre nella storia bianconero però, cullarsi sotto questa coperta rischia di svegliarci infreddoliti a metà del sogno; i campionati si vincono quasi sempre con la migliore difesa, e questo non è un manifesto difensivista ma una semplice constatazione restituita dall’osservazione dei fatti.
Perché non sempre potrai fare 4 o 6 gol (bravura altrui, giornata storta, portiere avversario baciato dalla grazia ecc), ma se ti fai trovare sempre pronto o quasi a non prendere gol, la maggiorparte delle volte male che vada non perdi.
E poi, ultimo ma non ultimo, non sempre giochi contro l’Udinese e la Spal… arriva il momento in cui le avversarie si chiamano Roma, Lazio(ne sappiamo qualcosa) Inter, Napoli, Milan o Barcellona.

Non è nemmeno vero che parlarne significhi essere incontentabili: se hai una macchina molto potente ma con scarso controllo non sei pignolo tu se lo fai notare… c’è un problema e affrontarlo non è peccato.
Così come in una corsa a tappe non vince chi arriva primo in tutte le tappe o fa grandi exploit (la classica goleada) così in un campionato da 38 partite conta essere regolari.

La Juve di Allegri è una barca che sta cambiando decisamente rotta, speriamo di non imbarcare troppa acqua nella manovra.